domenica 9 luglio 2017

Lotta y Siesta

Da qualche anno a Roma alla fermata della metro Lucio Sestio è nata la casa delle donne Lucha y Siesta. Per molto tempo ho pensato che il nome fosse semplicemente la trasposizione femminile della fermata di cui sopra. E forse in parte lo è. Quello che ho scoperto soltanto la settimana scorsa è che il femminile di Lucio in spagnolo, Lucha, vuol dire lotta.

Per molti di voi sarà banale ma io non lo sapevo. Me ne sono resa conto durante un dibattito organizzato da Lucha y Siesta sulla condizione delle donne in Guatemala, con un'ospite molto speciale: Maria Cardona, attivista del movimento femminista in Guatemala. Alla serata di racconti hanno partecipato anche le attiviste del movimento NonUnaDiMeno e una esperta di volontariato internazionale e del Guatemala. 

Sentendo parlare Maria il termine "lucha" si ripeteva spesso nei suoi discorsi di uno spagnolo dolcissimo, chiaro e appassionato. Nel cercare di seguirla, aldilà della traduzione, ho quasi subito capito che dietro lucha si nascondeva, da sempre, a pochi metri da casa, la parola lotta. E il puzzle del mio quartiere oggi è più chiaro. Lucha y Siesta. Lotta e riposa. Lotta e pennichella. Forse perché combattere per i propri ideali garantisce riposi sereni di cuore e di testa. 

Lucha y Siesta (Roma), 3 luglio 2017 - Incontro con Maria Cardona

Non so, faccio fatica oggi a credere in certe tematiche. Ma gli stimoli della serata provo a riportarli tutti. In primis, voglio lasciare traccia di un evento tragico che non conoscevo, accaduto intorno all'8 marzo di quest'anno in Guatemala, che ha visto la morte di 34 ragazze in un incendio. Queste ragazze insieme ad altri 22 minori, la cui sorte sembra sconosciuta, cercavano di scappare dalla casa famiglia che le ospitava che di famiglia non ha niente. Ho scoperto infatti che in queste case in Guatemala c'è una vero e proprio sfruttamento della condizione minorile. Abusi, molestie, tratta di organi e di adozioni. Maria ha raccontato questa storia e le manifestazioni che ne sono seguite. Non servono molte altre parole. Forse soltanto lucha e non mollare Guatemala. L'Italia più fortunata, ma non meno maltrattata nel quotidiano femminile, è con te.

Sempre nella serata scopro quanto sia importante informarsi di più sull'acquisto di un frutto che mangio almeno una volta al giorno: la banana. Ė stata da sempre e incosapevolemnte Chiquita per me. E confesso che ero andata all'incontro proprio dopo averne mangiata una. Vedi la dieta che fa? Ma da ieri ho cercato qualche altra marca più attenta ai diritti dei Paesi che la coltivano. E non a caso ero proprio al mercato di Lucio Sestio, per restare in tema. Qui scopro e compro la Dole che con il suo codice di 5 cifre stampato su ogni frutto ti consente di conoscere storia e condizioni lavorative dell'allevamento da cui deriva il tuo acquisto. E guardando il sito la mia coscienza si è un po' tranquillizzata.

Potremo contribuire anche in questo modo a migliorare la sorte del Centro America?

Non so, comunque da blogger occidentale il mio dovere-piacere di luglio è fatto.

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