lunedì 31 ottobre 2016

Studenti universitari a Cosenza dopo l'arrivo dei robot

Parco nazionale della Sila - Calabria @ansa.it
Pausa pranzo con panino al pesce spada, succo di pompelmo e un quotidiano in prestito, tutto sotto un bellissimo sole di ottobre. E succede che ci scappa un post.

Leggo l'articolo "Robot, lavoro e legalità: il miracolo giapponese che fa sperare Cosenza". Non è la prima volta che mi capita di leggere di una start up innovativa al Sud... sarà la stessa azienda? Non mi ricordo. Comunque trattasi del Centro di ricerca della NTT Data, NTT sta per Nippon Telegraph and Telephone, una compagnia telefonica giapponese, con sede a Tokyo ma operativa in tutto il mondo, con un gruppo che conta 18 imprese mondiali, il cui obiettivo è: "providing novel IT solutions to bring results in greater quality of life for people, communities and societies around the world". Ossia migliorare la vita delle persone con lo sviluppo di internet.

La NTT Data, continuo a leggere, ha tre Centri di ricerca: uno a Tokyo, uno a Paolo Alto e uno a Cosenza appunto. Aperto nel 2001. "Qui a Cosenza abbiamo 200 dipendenti con un'età media di 33 anni, e ne assumeremo altri 150 entro il prossimo anno... tutti ingegneri informatici usciti dalle università della Calabria..." - racconta il vice presidente di NTT Data Italia nell'articolo.

Vabbè come fai a non scriverci un post. Allora mi viene in mente il sito dell'Ufficio di statistica del Miur. Sono 5 anni o più che non ci vado per scaricare dati. Ma sta sempre lì. Per fortuna. Mi prendo i dati degli iscritti alle università calabresi confrontando l'anno accademico 2000/2001, prima della NTT a Cosenza, e 2014/2015, l'ultimo disponibile, per capire se qualcosa è cambiato dopo 10 anni di innovazione che produce posti di lavoro al Sud. Almeno tra i giovani residenti, i potenziali cervelli in fuga... vuoi vedere che esce qualche dato positivo? 

Mi concentro prima sul complesso degli iscritti alle università italiane di origine calabrese: purtroppo tra l'anno accademico 2014/2015 e 2000/2001 registrano un calo, passando da 83 mila a 77 mila (-7,5%). E la diminuzione è superiore al dato italiano (-2,1%). Sono in aumento però gli iscritti alle università calabresi che passano da 42 mila a 47 mila, tra queste quella con sede a Rende, Cosenza, con 28 mila iscritti, è la più grande. E soprattutto il numero di studenti calabresi che sceglie un'università calabrese (pari a 44 mila iscritti nell'a.a. 2014/2015) non è più inferiore al numero di coetanei che preferiscono studiare in un'altra regione (32 mila). Agli inizi del 2000 invece il rapporto era esattamente l'inverso: 40 mila iscritti calabresi in Calabria rispetto ai 43 mila calabresi fuori sede. 

Concentrandoci sugli aspiranti ingegneri calabresi, però, la permanenza nella propria regione di origine, almeno per il periodo di studi, è un dato consolidato: nell'anno accademico 2014/2015, così come avveniva già 15 anni prima circa, ogni 10 iscritti ad ingegneria, 7 hanno scelto una università calabrese. Il dato di "chi resta" però è leggermente in calo (da 7.360 a 7.139) rispetto a chi sceglie una facoltà ingegneristica fuori regione (da 2.742 a 3.140). Forse dovrei andare a vedere ingegneria informatica... resta il fatto che i dati mi sembrano comunque positivi. 

Più robot nella propria terra di origine per tutti, o meglio per chi vuole e spera di restare.

1 commento:

Dino Michelini ha detto...

Cara Daniela hai visto giusto! A Rende si formano ottimi informatici, matematici e ingegneri... Sul finire degli anni 80 all'Università della Calabria, quando ancora non si parlava di BIC, start up, spin-off, ecc.,si formò nel campo informatico/matematico un corpo accademico all'avanguardia che con molta lungimiranza dette vita ad un approccio nuovo sia nella didattica che nella ricerca applicata e trasferimento tecnologico nel campo energetico ed ambientale. Inizialmente, nacque per la Franco Angeli la collana CRAI (Consorzio per la ricerca e le applicazioni di informatica); per una serie di coincidenze venni in possesso di un piccolo ma interessante libro "Strutture per la gestione statica e dinamica dei dati" che anticipava molte soluzioni informatiche che di li a poco sarebbero entrate d'uso quotidiano nel campo della definizione e gestione di algoritmi, matrici, array e vettori. Dopo i libri e i laboratori sperimentali a Rende pensarono che si potesse fare "rete" ovvero trasferire le conoscenze e la ricerca alle aziende sul territorio e nel 1999 nacque il CRATI. Niente di strano che una multinazionale giapponese investa dei soldini... semmai lo "strano" sta nelle grandi imprese e medie italiane che fanno pochissima ricerca e da oltre 20 anni hanno come unica strategia industriale la compressione del costo del lavoro.