mercoledì 23 maggio 2012

Dati di ieri, oggi e domani

Immagine: © gutsy-grad.blogspot.com
Riporto sul blog un po' di riflessioni sui dati diffusi nel Rapporto annuale dell'Istat, presentato ieri, per costringermi ad un po' d'analisi e non perdere l'occhio sui numeri che ci circondano.
Sono partita dall'allegato al Rapporto "Selezione degli indicatori chiave", sarà che sono una entusiasta per natura, ma già questa idea fa acquistare punti al nuovo Rapporto. Tra i dati che mi colpiscono, sperando di non ripetere i commenti emersi in questi giorni, rientra sicuramente il rapporto tra il reddito del 20 per cento più ricco della popolazione e quello del 20 per cento più povero: 5,2 nel 2009. Una distanza enorme, che non voglio dimenticare e che cercherò di esplicitare in modo brusco per fissarla nella mente: il reddito complessivo dell'Italia dei ricchi è cinque volte il reddito dell'Italia dei poveri

Un altro dato che mi ha colpito, e su cui molto si è riflettuto in questi giorni, riguarda lo spaccato delle 25-54enni donne occupate, in particolare single: il tasso di occupazione nel 2011 raggiunge l'81,7% a fronte del 67,9% delle donne in coppia senza figli e al 53% delle donne con figli. Se le analisi ufficiali rimandando principalmente, e condivisibilmente, a dinamiche di discriminazione del mondo del lavoro, capovolgendo il dato e volendo individuare degli elementi positivi, conforta il fatto che quando il lavoro diventa una scelta o un bisogno di indipendenza, non sono poche le donne che riescono a trovare una strada percorribile, con la speranza che non sia l'unica alternativa ad una vita affettiva insoddisfacente o peggio ancora non realizzabile per motivi professionali, ma per questo dovrei approfondire il dato.
Sempre sul fronte occupazionale salta agli occhi la crescita degli occupati che hanno accettato di lavorare a tempo parziale in assenza di un impiego a tempo pieno (occupati part time involontario), passati negli ultimi quattro anni, tra il 2008 e il 2011, dal 34,1% al 53,3% degli occupati part time. E' questo quindi il caso di bisogni lavorativi non realizzabili.

Poi ci sono le distanze da percorrere per rispettare gli obiettivi che l'Europa ci chiede di raggiungere per il 2020: arrivare al 3% in termini di incidenza della spesa per R&S sul PIL (nel 2010 siamo all'1.26% - stima su dati preliminari); arrivare al 40% di giovani (30-34 anni) con una istruzione universitaria o equivalente (20,3% nel 2011 ma in questo facciamo grandi sforzi, nonostante tutto); abbassare al 10% la quota di giovani che abbandonano prematuramente la scuola (18,2% nel 2011); alzare il tasso di occupazione (20-64 anni) al 75% (stiamo al 61,2% nel 2011). Sorvolo sugli obiettivi, lontani, relativi all'inquinamento/risparmio energetico.

Un dato, puramente googliano, che mi fa piacere, è che tra le pagine più viste del Rapporto Annuale rientra, per ora, quella dedicata ai grafici

Concludono con un salto nel passato che mi ha riempito il cuore di gioia: Saviano cita l'Eures.


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