lunedì 23 aprile 2012

Tracce web di resistenza declinate al presente

Nel mese della resistenza, mi chiedo in che misura questo valore abbia assunto nel corso del tempo una dimensione universale. Questo perché sono stati molti gli eventi che, a pochi giorni dalla ricorrenza del nostro giorno della liberazione, mi hanno chiamato questa riflessione, tra questi non posso non ricordare l'addio a un uomo di altri tempi, un uomo del popolo di raffinata intelligenza e sensibilità politica, che sono felice di avere conosciuto personalmente. 
Ho deciso così di riportare le mie riflessioni sul blog, collegandole alle possibilità di analisi offerte dalla rete. Sono partita da Twitter, registrandomi all'hashtag #resistenza, sono passata per Google, rilevando però che i primi 3 termini associati alla ricerca della parola resistenza sono "elettrica", "termica" e "a pubblico ufficiale", soltanto al 4° posto arriva la parola "italiana". Sono quindi arrivata al sito web di Repubblica.it, cercando tra il suo archivio storico, e raggiungendo più di 38 mila articoli contenti il termine "resistenza" pubblicati sul quotidiano cartaceo nel periodo compreso tra il 25 aprile 1984 e il 23 aprile 2012.

Dai risultati, assolutamente perfezionabili (in termini di periodi messi a confronto e di pulizia degli articoli emersi), sembrerebbe che di resistenza, nei suoi diversi significati storici e politici, si sia parlato molto di più negli ultimi 10 anni, ed in particolare dal 2000 in poi, che negli anni '80 e '90. Non trascurabili anche i risultati relativi alle personalità associate al termine (perché citate nell'articolo individuato): se tra il 25 aprile 1984 e il 25 aprile 1994 Saddam Hussein registra il numero più elevato di articoli, rimandando probabilmente a tutti gli eventi legati a quella che è stata definita, forse in modo contraddittorio, la "resistenza irachena", dal 26 aprile 1994 ad oggi è Berlusconi a raccogliere il maggior numero di articoli. E in questo caso le riflessioni potrebbero essere molte, tra le quali non ultimo il fatto che sia stato tra le personalità politiche più importanti degli ultimi vent'anni.

Fonte: Archivio online "La Repubblica dal 1984"

Statistiche a parte, vi vorrei lasciare con alcuni spunti su quello che per me oggi significa resistenza, partendo dalle parole di un occupante del Teatro Valle che ieri, nel ricordare il 68° anniversario del rastrellamento del Quadraro, ha avvicinato la resistenza partigiana a quella degli occupanti del Valle o al movimento No Tav. Ai nostri tempi, secondo me, esistono varie forme di resistenza, forme di resistenza visibili, legate ad un evento o ad una lotta specifica, riconducibili al concetto di "bene comune" o al più anziano concetto di "un altro mondo è possibile", sono forme di resistenza che hanno trovato un canale concreto per esprimere la propria azione. Poi ci sono modelli di resistenza silenziosa, utilizzando vecchi termini che un tempo vedevo lontani dalla mia realtà, che io molto umilmente associo alla lotta quotidiana dei singoli per la costruzione di una società più umana, di chi non si piega alla legge del più furbo, di chi si mette in discussione per creare un ambiente familiare e lavorativo felice, di chi insegna ai propri figli, nonostante tutto, il rispetto per l'altro e per l'ambiente che lo circonda. E potrei continuare all'infinito. Le due forme sono sicuramente molto vicine e inclusive, ma non sempre alla seconda è data la giusta visibilità e l'adeguato rispetto sociale che merita. A voi ulteriori commenti e proposte.

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