lunedì 10 ottobre 2011

Tempi al volante: quando è vietato aspettare

Immagine: © Erika Pham "Crosswalk"
Ultimamente mi capita spesso di estendere le mie riflessioni sui ritmi del nostro tempo alla vita reale. E ciò capita soprattutto in macchina, troppe volte cornice di sfogo delle nostre frustrazioni/malumori quotidiani. Una volta seduti sulle quattro (o due) ruote è, ormai, veramente difficile conservare un comportamento sociale apprezzabile: tra file interminabili, imprevedibili quanto ingiustificabili (io ancora non capisco perché sia necessario scegliere gli orari di punta per rifare il manto stradale o tagliare gli alberi), tra semafori (e ahimè lavavetri) da evitare nonché tra zone a traffico limitato (indefinibili) da rispettare, la capacità di sapersi controllare al volante è veramente ridotta. Ora non voglio assolutamente schierarmi tra quelli che pensano che l'unico problema delle grandi città sia il "traffico", vorrei solo riflettere su quanto, per motivi riconducibili non esclusivamente alla gestione delle strade, si sia abbassata la nostra capacità di attesa al volante. E in questo contesto non posso non ricordare un libro letto ai tempi dell'università: Sociologia del traffico di Angela Cattaneo che tanto si rifà al carissimo Erving Goffman.

A mio giudizio, il lato più sconfortante di tale frenesia è individuabile soprattutto in prossimità delle strisce pedonali. Lo zebrato stradale scatena nel guidatore una sorta di sfida con se stesso e sempre più spesso con quegli esseri sconosciuti chiamati pedoni, ostacolo improvviso di quella corsa matta e disperatissima verso la propria destinazione. Ora vorrei invitarvi a proseguire la lettura entrando nella parte del pedone, perché tutti, chi più chi meno (forse i motociclisti meno di tutti), ci dividiamo tra i due ruoli. Vorrei sopratutto invitarvi a pensare a quanto sia differente attraversare una strada italiana e una strada spagnola, piuttosto che una strada svedese ma forse anche greca, irlandese o portoghese (in questo non siamo molto PIIGS). Perché in Italia riuscire ad attraversare in tempi brevi è pressoché impensabile, e farlo senza rischiare di essere investiti è veramente dura. Quei pochi automobilisti che, attenzione, rallentano e, attenzione, si fermano, si espongono  sicuramente al mancato apprezzamento dei vicini dell'asfalto, all'insulto di quelli più prossimi e a volte al tamponamento di quello che lo segue.

A conclusione vorrei tornare seria per segnalare, in un post forse un po' troppo colorato per descrivere un lato così grigio del nostro senso civico, un dato a mio giudizio molto importante: se negli ultimi tre anni (dal 2007 al 2009 - Fonte ACI) diminuiscono gli incidenti stradali (da 53.532 a 53.381 unità) ed in particolare i casi mortali (da 2.016 a 1.872, -7,1%), gli unici a non presentare un segno negativo sono proprio i pedoni, sempre più vittime (+0,6%,  con un numero di incidenti a loro danno passati da 18.368 unità nel 2007 a 18.472 nel 2009) e soprattutto sempre più vittime ammazzate (+7% i casi mortali a danno di pedoni, da 571 a 611 unità), pari a un terzo dei morti della strada (il 32,6% nel 2009 rappresentavano il 28,3% nel 2007). Forse sarebbe veramente il caso di procedere più lentamente.



2 commenti:

Dino Michelini ha detto...

Putroppo ciò che succede ogni giorno sulle nostre strade penso sia dovuto a come in Italia si sia dimenticato il ruolo fondamentale della scuola e della formazione dei futuri cittadini. Modelli culturali di massa di bassa qualità veicolati dai mezzi di comunicazione (in particolare cinema, televisione, radio) hanno in questi ultimi 30 anni stravolto il tessuto sociale urbano e familiare. Per/Di tutto ciò stiamo pagando un prezzo altissimo sia in termini di vite ma anche economici pari ad oltre 1 punto di PIL. I sistemi di controllo sulle strade possono solo fungere da deterrente ma occorre fare un "salto" di qualità nel ripensare il modello sociale e il ruolo ed il valore della persona. Solo allora sparirà la cattiva programmazione e queste tremende statistiche...

Daniela De Francesco ha detto...

Grazie Dino. Mi ha fatto piacere ricevere il tuo commento. Mi hai fatto venire voglia di prendere i dati per vedere cosa è successo in questi ultimi due anni. A presto