mercoledì 20 luglio 2011

#ioricordo genova

Avevo un esame i giorni del G8 di Genova. Statistica sociale. E' per questo che non sono partita. Ero indietro con il programma e il senso di responsabilità ha prevalso sul desiderio di partecipare alla manifestazione. Ma dentro di me era chiaro il bisogno di dire no alle scelte di politica internazionale che già allora si facevano strada nella gestione errata della globalizzazione.


Studiavo e guardavo le manifestazioni alla tv, durante il G8 di Genova. Il primo giorno me lo ricordo con tanto colore rosa negli occhi, legato alla manifestazione pacifiche di quella fase. E poi la gente, la quantità infinita di persone che sfilavano instacabili nelle vie strette di Genova. La frustrazione per non esserci condivisa con i pochi amici rimasti a Roma.

Studiavo e guardavo le manifestazioni alla tv, durante il G8 di Genova. Ho seguito con molta attenzione tutti gli sviluppi della protesta. La sensazione che sarebbe potuto succedere qualcosa di grave me la ricordo viva. Traspariva dalla stampa e dai tg e aumentava con il passare delle ore, all'avvicinarsi delle proteste legate alla famosa zona rossa e alle sue possibilità di invasione simbolica.

Studiavo e guardavo le manifestazioni alla tv, durante il G8 di Genova. L'edizione speciale di quel venerdì pomeriggio. La confusione. L'urlo. Il sangue. La morte in piazza su un volto coperto. Carlo. L'impotenza. La rabbia. E ancora il sangue dentro i sacchi a pelo. Le lacrime.

Non riesco più a studiare durante il G8 di Genova. Voglio partire. Voglio vedere con i miei occhi. Resto a Roma. Vado alla manifestazione di sabato sotto il Parlamento.

I miei amici tornano da Genova. Tutti sani e salvi. Nulla sarà come prima. E' questo quello che mi dicono. Proseguono le manifestazioni a Roma. Mi ricordo dei ragazzi che portavano i segni fisici di Genova. E poi i racconti agghiaccianti dei manifestanti.

E' tornato anche un mio amico poliziotto da Genova. Di lui ricorderò per sempre le risposte di silenzio alle mie domande.
 
Hanno ucciso un ragazzo a Genova. Hanno lasciato ferite incancellabili sulla vita di molti. Hanno rubato l'anima a tanti altri. E ancora non si conosco i colpevoli. Siamo quindi tutti responsabili fino a quando non si porterà alla luce la verità. Anche chi, come me, era a casa a studiare.
 
 
 
 

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