martedì 3 marzo 2015

Selfie ON AIR: quando la tv si fotografa per essere social

Selfie e serie tv - Trovato su Pinterest
"25 Moments When Joey And Chandler Won At Friendship"
Tra le cose che mi piacciono, come direbbe Amelié, ne voglio ricordare due. La prima è guardare, appena sveglia, se una delle finestre del palazzo di fronte, la mia preferita, ha le piante accese. Perché le ho viste una volta sola e sono bellissime. La seconda è cogliere un selfie in tv. Ossia l'attimo in cui il conduttore o l'ospite di una trasmissione televisiva si abbandona alla contemplazione della propria immagine, acchiappa lo smartphone, si mette in posa, lascia i telespettatori in attesa, e parte di autoscatto (o selfie come si dice oggi).

Con i selfie in tv torno ai libri di sociologia della comunicazione, apro i cassetti della memoria e cerco di riesumare il concetto di... come si chiama... il medium che entra in un altro medium... Prof. Morcellini non se la prenda ma cerco su Google. Trovo Marshall McLhuan e la considerazione "il contenuto di un medium è sempre un altro medium" e il concetto di "rimediazione" coniato da Jay David Bolter e Richard Grusin. Aggiungo alla ricerca, per associazione di idee, Bennato (Davide), e trovo una sua intervista del 2012 su un blog "conosciuto", e penso che il concetto di "ciclo comunicativo dei social media" potrebbe interessarmi, ma anche "l’immaginario spettacolare dei selfie e l’effetto Simmel". Lasciando agli esperti o ai giovani studenti la corretta concettualizzazione, mi chiedo: quanto saranno diffusi i selfie scattati alla luce delle telecamere di un programma televisivo (e quindi non nei backstage)? E mi dico: se sono foto da condividere saranno sicuramente in diretta. Però no. Potrebbero essere state scattate anche durante la registrazione e poi pubblicate nel corso della messa in onda del programma. Brutto però (penso).

Ma basta con le elucubrazioni (direbbe qualcuno) e passiamo ai fatti. Ci sono dei selfie in diretta che mi vengono in mente? D'Urso-Renzi. No, mi pare fosse nello studio televisivo ma non in diretta. Sì, ce l'ho. Venier (al cellulare e su Instagram), Marcuzzi e Signorini, nel corso dei primi minuti dell'Isola dei famosi (quarta puntata - leggo). Poi poi... Mi ricordo un selfie in diretta davanti le telecamere a Le invasioni barbariche ma non mi ricordo con chi si è selfiezzata la Bignardi. E a voi quale viene in mente? La mia amica Maria mi ha parlato di un selfie di questo tipo a The voice. Vero Mari'?

Insomma io avrei voluto tanto tanto contarli. Mi ero prefissata di monitorare per una settimana i principali programmi televisivi della Rai, di Mediaset e di La7. Avevo studiato anche una sorta di campione ragionato. Avevo aggiunto i profili Twitter e Instagram di conduttori e ospiti della settimana. Avevo anche iniziato ma poi mi sono detta: Daniela non hai i mezzi. E soprattutto non è facile cercare questo tipo di immagini. Perché sono rare? Perché non sono una grande frequentatrice di tv? Insomma io l'idea l'ho lanciata. Spero che qualcuno la realizzi. In caso contattatemi. O magari è stato già realizzato... io posso solo anticiparvi che Mediaset con il sito che racchiude e monitora tutti i suoi profili social batte già la Rai e La7 10 a 1.

Un grazie a Ilaria S. per avere risposto ai miei quiz e a Valerio M. per avere ridato voce al mio pc.


martedì 24 febbraio 2015

Nuove tendenze dal web che confermano l'età adulta

Piazza Venezia, Roma - Anche gli smartphone hanno un'anima - by me
Riporto vari stimoli arrivati alle mie orecchie distratte ma attente di questi giorni. Giorni pieni di crescita, preoccupazione ma anche di gioia e tanto amore. 

Domenica, dalla radio sintonizzata sul Due, notiziario delle 13.00, mentre preparo una frittata di pasta per mio padre: Facebook non è un social network per giovani. Facebook nato per i giovani, dicono, è in realtà più utilizzato dai 35-45enni che, aggiungo io, giovani si sentono, e molto. Leggo infatti che: "...Secondo un rapporto di iStrategy Labs tra il 2011 e il 2013 Facebook ha perso quasi tre milioni e mezzo di utenti di età compresa tra i 13 e i 17 anni mentre ha guadagnato terreno tra i più maturi. Lo stesso trend si registra anche in Italia dove, sui 24 milioni di iscritti, il 65% ha più di 35 anni (dato di gennaio 2014)."
Ne approfitto per ricordarmi qualche percentuale sull'utilizzo di internet e apro l'ultima indagine Istat "I cittadini e le nuove tecnologie". Navigo un po' tra le tavole e resto sorpresa da un dato che, senza offese per gli addetti ai lavori, chiamerei un "big" dato (stravolgendone il significato): in un anno la quota di famiglie che possiede un cellulare con connessione ad Internet (o almeno abilitato) aumenta di 10 punti percentuali (passando dal 44% nel 2013 al 54% nel 2014). Altra sorpresa: il Mezzogiorno guida la classifica degli utilizzatori di internet che navigando "passano" (creando un profilo utente, postando messaggi o altro) per un social network (pari al 57% degli italiani e al 63% al Sud e nelle Isole) e i giovanissimi restano comunque i loro più importanti frequentatori (l'86% degli internauti di 15-24 anni dichiara di utilizzare internet per partecipare ai social network rispetto al 76% dei 25-34enni e al 58% dei 35-44enni). Tornando alla fonte iniziale però, Instangram sembra essere molto più in voga di Facebook tra i giovanissimi. Sarà un caso quindi che, considerando la mia età anagrafica, la mia iscrizione ad Instangram è veramente recente? No, non è un caso mentre è un caso il fatto che porto un apparecchio ai denti.

Lunedì mattina, sempre dal radiogiornale di Radio due, sento che a Milano è iniziato il Social Media Week (23-27 febbraio). Vado sul sito e leggo "2015 l'anno dei droni". Ignoro completamente questo tema e cerco di leggere qualcosa. Resto affascinata da questo capoverso: "Molti fotografi hanno trovato nuova linfa creativa aggiungendo semplicemente una telecamera “volante” al loro arsenale di dispositivi, modificando così il modo in cui interagiamo con il mondo che ci circonda. Tuttavia, questi “produttori d’immagini” sono solo la prima ondata di un movimento rivoluzionario che si sta velocemente sviluppando attorno a noi." Quanti 13-17enni sapranno più di me sui droni? E vide passare un ragazzetto che si faceva un selfie volante.

martedì 17 febbraio 2015

"Piuttosto che": locuzione parlata al contrario

Venerdì è stata una di quelle volte (e sono sincera non sono rare) che lascio il telecomando su L'eredità. Guardavo la trasmissione e pensavo: "Certo Frizzi è proprio bravo. Poteva condurre lui Sanremo. Ma l'ha mai condotto Sanremo?". Ma anche: "Se fai la Professoressa sei meno famosa di una Velina. Chissà se la soffrono 'sta cosa...". Poi succede che in un Vero o Falso o forse in un Duello chiedano: "L'Accademia della Crusca ha promosso la diffusione di una canzone che spiega l'uso corretto di cosa?".

Locuzione "Piuttosto che": la risposta corretta. E Frizzi specifica e racconta cose sull'autore della canzone.

Ho quindi pensato: "L'Accademia della Crusca mi sta sul pezzo!" (come direbbero le mie colleghe del terzo piano che forse leggeranno il post). E ho quindi cercato (su internet): l'autore, il video nonché la locuzione in oggetto. Pensavo di poter contare subito subito il numero di pagine in cui la locuzione è utilizzata in modo sbagliato. Sempre a conta' io. E invece devo scorrere almeno fino alla terza pagina di ricerca di Google per trovare un link che non parli dell'uso scorretto diffusissimo di "piuttosto che". Ma diffuso quanto? E soprattutto dove?

Il primo link che rimanda alla frase esatta senza parlare del suo uso grammaticale è relativo ad una affermazione firmata Salvini: "Piuttosto che votare Amato divento interista o biondo". Poi ancora discussioni grammaticali, tra cui segnalo una pagina molto divertente di Nonciclopedia ma veramente divertente. Oddio ma sarà appropiato l'uso di "veramente" in questo caso? (non vedo l'ora di finire questo post perché me lo chiedo di ogni termine che utilizzo). Poi si continua (alla pagina 4 di 11.600.000 di risultati) con Belen Rodriguez: "Piuttosto che baciare lui mi limono con Carlino", Corbo: "Piuttosto che tacere, De Laurentiis dovrebbe spiegare le sviste di mercato del club: Jorginho e Britos costati in tutto 19mln", arriva un film "Roma piuttosto che voi", e si continua con affermazioni varie ma tutte con un utilizzo appropiato della locuzione.

E' chiaro che l'errore si realizza principalmente nella lingua parlata e non scritta. Oggi non conto niente online. Ora che ci penso potrei iniziare a contare i "piuttosto che" parlati da adesso in poi... via!

martedì 3 febbraio 2015

Anche io ho una nuvola sul blog. E Sergio che dice?

Arrivo in ufficio pensando al discorso di Mattarella, il nostro nuovo presidente della Repubblica (che suono pesante e impegnativo "il nostro nuovo" lo lascio appositamente nel testo). Mi è sempre piaciuto leggere post che analizzano i discorsi ufficiali dei Presidenti, con quelle belle tag cloud, ma non sono mai riuscita a farne uno. Una volta non avevo il programma. Una volta avevo delle urgenze al lavoro. Una volta mi passava la voglia. Stamattina ci riprovo. Oramai però fare tag (o word?) cloud sui discorsi dei Presidenti è un po' troppo scontato così decido di mettere sul blog un post di buon lavoro al Presidente mettendolo a confronto con il vecchio.

Come?

Entro nell'archivio storico de La Stampa che permette di fare ricerche testuali tra i suoi articoli dal 1867 al 2006. Cerco al volo "Mattarella" e "Napolitano" e affino la ricerca rendendoli più confrontabili, scegliendo quindi di tirare fuori la loro presenza su La Stampa, ma anche sulla stampa, nel periodo precedente alla loro elezione presidenziale (dal 1965 al 2006 per Mattarella e dal 1942 al 2005 per Napolitano). Quello che tiro fuori sono: 26 articoli aventi nel titolo "Mattarella" (Sergio) e 356 "Napolitano" (Giorgio). Estendendo la ricerca al testo dell'articolo trovo 686 articoli contenti "Mattarella" (sempre Sergio) e 1.855 "Napolitano" (sempre Giorgio). Gli articoli aumentano per entrambi ma la distanza tra i due, in termini numerici, si riduce di poco. Nella carriera politica pre-presidenziale il "nuovo" sta al "vecchio" con un rapporto di 37 articoli ogni 100.

Tag cloud dei titoli e dei sommari degli articoli che nell'Archivio storico de "La Stampa" hanno nel titolo la parola "Mattarella" o "Napolitano" - Tra quelli individuati sono stati selezionati solo quelli che si riferivano alla "persona" Sergio Mattarella o Giorgio Napolitano - Il periodo si riferisce a quello precedente all'elezione da Presidente della Repubblica

Passo ai contenuti riferiti esclusivamente al nuovo Presidente della Repubblica. Il primo articolo che presenta un "Mattarella:..." (da leggere "Mattarella due punti") è del 27 marzo 2001 quando l'oggi neo-presidente dichiarava ":...In caso di attacco i parà risponderanno al fuoco". Il testo dei titoli e dei sommari degli articoli, illustrato nella tag cloud poco sopra, rimanda ai vari incarichi da Ministro di Mattarella (Difesa, Istruzione, Relazioni con il Parlamento), alla guerra del Kosovo, al successivo dramma delle armi all'uranio impoverito, nonché ad un articolo che richiama la mia attenzione: "Quirinale, spunta il nome di Mattarella". "Oddio - penso - vuoi vedere che ho sbagliato la ricerca?" e invece no, è del 21 aprile 1999 si riferisce alla 10° elezione del Capo dello Stato che poi divenne Ciampi. Forse l'articolo potrebbe essere utile a capire la nomina e le modalità di sostegno politico odierno. Ma sottolineo forse.

Nella ricerca sono stati esclusi gli articoli collegati al padre e al fratello del Presidente (rispettivamente Bernardo e Piersanti Mattarella).

Grazie a Stefania Della Queva per la tag! 

martedì 27 gennaio 2015

Gli eventi che abbiamo in comune

Stamattina, come tutte le mattine o quasi, appena sveglia resto a letto quei cinque minuti per controllare i miei profili social, visto che sulla casella email ormai non avviene quasi più niente di interessante. Ma i cinque minuti sono diventati 10, 15, 20. Perché Facebook e Instangram non funzionavano. "Avrò finito Internet?" Mi domando in modo sgrammaticato ma di uso comune. "No, non è possibile. Ho aumentato da poco i Megabyte mensili." Accendo e rispengo il cellulare. Ma niente. Non riesco a collegarmi a quei profili. "Strano. Stranissimo. Ma che sarà? Avrò il cellulare rotto. Sì, sarà stata l'ultima caduta." Mi arrendo e inizio gli altri riti quotidiani molto poco digitali.

Pronta alle 9,15. Anche stamattina ho fatto tardi. "Ma da domani inizio una nuova vita. In ufficio alle 8,30. Dai Danie' è impossibile... E poi a quell'ora sul Raccordo Anulare c'è più traffico." Comunque stamattina niente raccordo. Metropolitana. Arrivo alla stazione Subaugusta e che leggo tra le notizie del display sotterraneo?

"Tecnologia. Facebook, Instagram e Tinder sono stati irraggiungibili sia nella versione web sia in quella per cellulari per circa un’ora dalle 7.10, ora italiana. Non sono chiare le cause del guasto."

Il fatto è spiegato.

Adoro questi eventi universali. Di portata nazionale, sovranazionale. Che accomunano gli sconosciuti tra loro. Vicini di casa e lontani di casa. Il manager e l'operaio. La casalinga felice e la casalinga disperata. I single e gli innamorati. Ci si sente tutti più vicino. Perché tutti quelli che avevano la sveglia tra le 7,10 e le 8,10. E che sono soliti controllare il cellulare prima di alzarsi (sono pronta a scommettere che ormai raggiungono almeno il 50% dei possessori italiani di cellulare). Tutte queste persone come me, questa mattina, sono rimasti di più al letto. E avranno avuto magari i miei stessi pensieri. Insomma sarò un'inguaribile romantica ma gli eventi che abbiamo in comune, che viviamo in comune, grazie alle tecnologie, mi regalano il primo sorriso della jurnata.

mercoledì 23 luglio 2014

Chi si vede

Mariposa modificata
E' tanto che non ti scrivo caro blog. Sei nato per superare un momento difficile. Sei cresciuto per motivi di infatuazioni erronee. Ti sei bloccato perché non riuscivo più a trovare tempo per te.
Una piccola ripresa c'è stata. E il motivo era sempre lo stesso: infatuazioni erronee. 
Fino a poco tempo fa ho anche pensato che non andassi più di moda: "i blog sono utilizzati sempre meno". L'ho anche affermato una volta. 
Ma basta con questi utilizzi errati. Cambio obiettivo. Sì, cambio obiettivo. 
 
E mi rileggo il mio primo post. Che oggi però ha tutto un altro sapore. E capisco all'improvviso che anche con te sono stata troppo pretenziosa. Un post può nascere da un'idea, da una sensazione, da un vissuto ma non necessariamente deve essere sviluppato con ore ore ore di lavoro.
Allora voglio essere più... veloce. No, non è l'aggettivo giusto. Spontanea? Nemmeno. Spedita! No. Cerchiamo un sinonimo più vicino alla mia sensazione... Istintiva. Sì. Posso esserlo. Posso regalarti un maggiore fluire delle idee e delle parole.

Oggi più che mai.

mercoledì 3 ottobre 2012

Roma come Parigi: un carnet da 10 biglietti contro il caro metro

Una entrata del Metrò a Parigi
A fine maggio il biglietto della Metro di Roma è aumentato da 1 euro a 1,50 euro. Tanti i disagi ed i malumori connessi ad una scelta così impopolare. Da parte mia, percepita l'ingiustizia, c'è soprattutto la voglia di trovare una soluzione alternativa in grado di arginare, almeno in parte, le conseguenze di tale rincaro. A mio giudizio, le categorie di passeggeri più colpite, indipendentemente dalla condizione economica, sono gli utenti che utilizzano la metro in modo saltuario e che non ammortizzerebbero l'ipotetico acquisto della tessera mensile o annuale. Perché mi chiedo e vi chiedo: oltre alle tessere annuale e mensili, cosa viene offerto al cittadino? Il nulla. Giusto un biglietto settimanale dai confini poco precisi.

La mia proposta è: chiedere un carnet di 10 biglietti a un prezzo ridotto. Una soluzione, molto parigina, che favorirebbe sicuramente anche le casse del gestore del servizio.

Il problema è: far arrivare la proposta ad alta voce a ATAC Spa.

La possibile soluzione è: far partire una raccolta di adesioni tramite il santo web. Ispirata da una mostra di fotografia che mi ha rimandato sul tema e dal prossimo evento CrowdFuture che si terrà a Roma il 27 ottobre.

Mi metto quindi a cercare informazioni sul crowdfunding, partendo da Wikipedia, passando per la voce crowdsourcing, e arrivando alla pagina web che spiega 5 passi essenziali per avviare una campagna di raccolta... fondi? No, voglio una raccolta di adesioni. E' chiaro che ho cercato la parola sbagliata ma arrivo ad una mappa interessante. Mi concentro quindi sull'area della mappa Civic Engagement, dove sono raccolte le principali piattaforme per agevolare la partecipazione civica, almeno così mi sembra di aver capito e trovo il sito E-Democracy ma da una prima occhiata mi sembra poco diffuso in Italia. Alla fine, arrivo dove forse molti sarebbero già arrivati da un pezzo: Petizioni online. Inizio la mia creazione e spero questa lunga e proficua avventura.