domenica 29 ottobre 2017

18app: cultura e giovani di oggi?

Troppo tempo che non scrivo lo so, questo il risultato di quando si pensa troppo al tema del post. Allora sfrutto l'unico giorno dell'anno di 25 ore con la promessa di scrivere in questi 60 minuti solari in più. E non di più.

@Beatrice Alemagna, C'est quoi un enfant? 2009
Lo faccio approfondendo una voce di qualche giorno fa: il bonus di 500 euro per i 18enni ė stato un flop. Non mi ricordo se l'ho sentita per radio, davanti alle macchinette del caffè o alla cassa del supermercato, e quindi come prima cosa cerco di verificarla. La notizia è vecchia, febbraio 2017, a ridosso dalla prima scadenza per accedere al bonus 2016 quando appunto ministeri interessati e Presidenza del Consiglio decidono di prorogare le iscrizioni dal 31 gennaio al 30 giugno 2017 rendendosi conto che le 230 mila registrazioni all'applicazione web per accedere al bonus erano ancora poche rispetto ai 531 mila nati nel 1998 (i 18enni del 2016 per capirci).

Ad oggi la situazione è decisamente migliorata. Sul sito della Presidenza del Consiglio i numeri aggiornati parlano di 351.522 18enni iscritti. Target raggiunto insomma ma quanti hanno speso o sono riusciti a spendere il bonus?

Sembrerebbero ancora pochi, come da attento monitoraggio de La Stampa. Dico "ancora" perché c'è tempo fino al 31 dicembre 2017. Tra i motivi si parla di bonus poco spendibili dai ragazzi che non abitano nelle grandi città. Sì, perché il bonus può essere speso soltanto negli esercizi che hanno aderito all'iniziativa. Dici ma dove si dovevano registrare gli esercenti? Sempre sulla stessa piattaforma, chiamata in allegria 18app. Ma il numero di cinema, teatri, librerie e altri luoghi culturali che hanno aderito sembrano pochi e concentrati soltanto in alcune zone geografiche. In realtà la mappa territoriale della cultura italiana non si distanzia molto da questa descrizione.

Secondo i dati Istat dell'ultimo censimento delle istituzioni non profit, nel 2011 le istituzioni culturali in Italia sono (solo - aggiungo io su queste pagine) 54.163 e sono il doppio rispetto alle imprese profit impegnate in questo ambito... per non parlare delle istituzioni pubbliche che rappresentano appena il 4,5% delle istituzioni che fanno cultura in Italia. A livello territoriale Nord e Sud confermano le solite divisioni (qualche info in più l'analizzo a pag. 175 di questo libro). Quindi forse non è soltanto un problema di esercenti che si registrano a 18app ma proprio di diffusione capillare di luoghi dove si fa cultura in Italia e degli euro che servono per raggiungere questi luoghi. Nonché di genitori fiduciosi verso il mondo che accettano di mandare i figli in trasferta, nonostante gli ultimi discussi decreti ministeriali.

Comunque ora tocca ai nati nel 1999 futuri 18enni o già 18enni di oggi. Registratevi e consumate cultura che quest'anno il decreto consente di spendere il bonus anche comprando musica online. Dite vabbè ma io me la scarico gratis, e per una volta accettate il regalo e fate pagare allo Stato, sperando che facendo girare l'economia della cultura i luoghi dove consumarla si moltiplichino e si avvicinino a tutti.

Per quanto mi riguarda la mia ora solare l'ho più che consumata. Il sole se ne è andato e il post è nato. Chissà quando avrà 18anni se queste pagine esisteranno ancora o saremo tutti dentro un'unica app. 18app.

martedì 1 agosto 2017

Sogni di tecnologie di mezza estate

Buone vacanze!
Foto @semplicementebianco.tumblr.com
Quasi due anni fa riflettevo sul mio personale progresso tecnologico e ti raccontavo, caro blog, di qualche nuovo strumento acquisito o da acquisire. Da quel post il mio utilizzo della tecnologia è un po' cambiato. Sicuramente è diventato meno social: da mesi ormai ho abbandonato il social network per eccellenza. Sì, è vero in questo modo ho fatto diminuire notevolmente gli accessi alle tue pagine... ma che liberazione! Oltretutto se analizziamo meglio le nostre statistiche, la perdita di click non è di così vasta entità. Si tratta soltanto di una questione di tempi. Oggi un nuovo post ci mette giorni ad arrivare al numero di visite che grazie a Facebook avrebbe raggiunto in poche ore ma nell'arco di un mese le statistiche non cambiano molto rispetto al passato.

Abbandonato l'approccio impiccione al web, dopo un recentissimo incontro ravvicinato con un piccione nel mio salotto (dici: che c'entra? impiccione... piccione), mi trovo nel post di agosto a parlare nuovamente di evoluzioni tecnologiche. Nel dettaglio di applicazioni per internet tv o smart tv, sperando di evocare nei vostri pensieri tranquille serate o domeniche estive, sbracati su un divano foderato di un bel pareo, nel bel mezzo di un venticello da corrente che solletica i piedi e rinfresca l'anima.

Partiamo con la prima domanda che mi viene: ci sarà una differenza tra internet tv e smart tv? Sì, e qui trovate la risposta. Ma forse già la sapevate. Invece come state messi ad app per fruire dei contenuti web sul grande schermo del salotto? Io sto messa malissimo e quindi cerco su Google. Il primo articolo che leggo mette al primo posto tra le migliori applicazioni per tv: Youtube. Una scelta che condivido in pieno. Youtube sulla tv mi ha fatto tornare ai tempi in cui ascoltavo e guardavo musica su MTV. Poi c'è Netflix (vabbè chi non lo conosce). Amazon (nuova per me). Facebook e Twitter (grazie ma anche no). Spotify (che sulla tv ignoravo totalmente ma preferisco Youtube, forse). Voglio lasciare traccia anche della App della Orchestra Filarmonica di Berlino (una vera e propria meraviglia).

Proseguo googlando App per tv e scopro il mondo dei collegamenti tra smart tv e smartphone (che a differenza della tv si scrive tutto attaccato... forse anche questo è indice di diffusione dello strumento? bah... no, forse Smarttv è proprio brutto). Insomma, elucubrazioni tra parentesi a parte, sono arrivati i tempi in cui lo smartphone può diventare un telecomando, oppure la tv può diventare il mega schermo dei contenuti (video, foto, ecc.) presenti sul cellulare. Passo quindi alle app disponibili soltanto in altri Paesi, sperando di trovare il mondo che verrà, ne cito una che non conoscevo e che sembra avvicinarsi alla nostra RaiPlay: iPlayer, la App del servizio pubblico radiotelevisivo britannico BBC, lanciata nel 2007 come primo strumento di messa sul web di tutto l'archivio storico di una televisione pubblica. A quei tempi, leggo sempre da Google, non furono pochi i problemi. Ma parliamo del 2007.

Chiudo con la famiglia delle app per screensaver. E visto che agosto è appena iniziato mi concentrerei sulle meduse. Il rischio ipnosi è garantito quindi attenti che potreste svegliarvi che settembre è già iniziato... le vacanze sono finite e la sveglia è già impostata. Ma questo è veramente un altro post.

domenica 9 luglio 2017

Lotta y Siesta

Da qualche anno a Roma alla fermata della metro Lucio Sestio è nata la casa delle donne Lucha y Siesta. Per molto tempo ho pensato che il nome fosse semplicemente la trasposizione femminile della fermata di cui sopra. E forse in parte lo è. Quello che ho scoperto soltanto la settimana scorsa è che il femminile di Lucio in spagnolo, Lucha, vuol dire lotta.

Per molti di voi sarà banale ma io non lo sapevo. Me ne sono resa conto durante un dibattito organizzato da Lucha y Siesta sulla condizione delle donne in Guatemala, con un'ospite molto speciale: Maria Cardona, attivista del movimento femminista in Guatemala. Alla serata di racconti hanno partecipato anche le attiviste del movimento NonUnaDiMeno e una esperta di volontariato internazionale e del Guatemala. 

Sentendo parlare Maria il termine "lucha" si ripeteva spesso nei suoi discorsi di uno spagnolo dolcissimo, chiaro e appassionato. Nel cercare di seguirla, aldilà della traduzione, ho quasi subito capito che dietro lucha si nascondeva, da sempre, a pochi metri da casa, la parola lotta. E il puzzle del mio quartiere oggi è più chiaro. Lucha y Siesta. Lotta e riposa. Lotta e pennichella. Forse perché combattere per i propri ideali garantisce riposi sereni di cuore e di testa. 

Lucha y Siesta (Roma), 3 luglio 2017 - Incontro con Maria Cardona

Non so, faccio fatica oggi a credere in certe tematiche. Ma gli stimoli della serata provo a riportarli tutti. In primis, voglio lasciare traccia di un evento tragico che non conoscevo, accaduto intorno all'8 marzo di quest'anno in Guatemala, che ha visto la morte di 34 ragazze in un incendio. Queste ragazze insieme ad altri 22 minori, la cui sorte sembra sconosciuta, cercavano di scappare dalla casa famiglia che le ospitava che di famiglia non ha niente. Ho scoperto infatti che in queste case in Guatemala c'è una vero e proprio sfruttamento della condizione minorile. Abusi, molestie, tratta di organi e di adozioni. Maria ha raccontato questa storia e le manifestazioni che ne sono seguite. Non servono molte altre parole. Forse soltanto lucha e non mollare Guatemala. L'Italia più fortunata, ma non meno maltrattata nel quotidiano femminile, è con te.

Sempre nella serata scopro quanto sia importante informarsi di più sull'acquisto di un frutto che mangio almeno una volta al giorno: la banana. Ė stata da sempre e incosapevolemnte Chiquita per me. E confesso che ero andata all'incontro proprio dopo averne mangiata una. Vedi la dieta che fa? Ma da ieri ho cercato qualche altra marca più attenta ai diritti dei Paesi che la coltivano. E non a caso ero proprio al mercato di Lucio Sestio, per restare in tema. Qui scopro e compro la Dole che con il suo codice di 5 cifre stampato su ogni frutto ti consente di conoscere storia e condizioni lavorative dell'allevamento da cui deriva il tuo acquisto. E guardando il sito la mia coscienza si è un po' tranquillizzata.

Potremo contribuire anche in questo modo a migliorare la sorte del Centro America?

Non so, comunque da blogger occidentale il mio dovere-piacere di luglio è fatto.

giovedì 22 giugno 2017

I numeri di giugno

Giugno 2017. Un mese intenso per la sottoscritta. Cambiamenti in corso e tutti per ora positivi. Potrei parlarvi dell'impatto di una nuova sede di lavoro, vicinissima a casa. Come cambia la vita di un lavoratore se il su percorso casa-lavoro si riduce a 10 minuti di macchina (erano minimo 50 fino a qualche giorno fa)? Minuti che possono diventare anche poco più di 4 fermate di autobus, anche se significherebbe farsi almeno 20 minuti a piedi, in un posto isolato, per raggiungere la propria scrivania. E questa cosa proprio non è giusta, perché fa trapelare la noncuranza di chi disegna i percorsi autobus di questa città (Roma per chi non mi conosce).
No dico: ma è tanto difficile pensare che un bus che raggiunge un capolinea metro è sicuramente più vendibile di una tratta bloccata poco prima? Dici vabbè scendi all'ultima fermata del bus in questione e ne prendi un altro per una fermata. Comodo no? Ma perché? Vi lascio i numeri degli autobus menzionati per farvi capire meglio: 558 e 20.

Baltimora - Maryland - Architetti spagnoli "Mmmm..."
Così mentre Ikea festeggia il Midsommar e su Google inizia, non a caso, il periodo in cui le parole più cercate sono mare pulito, airbnb e voli lowcost, io digito atac+lamentele. Scopro che ci sono diversi canali social attraverso cui inviare segnalazioni, reclami e suggerimenti. Allora scelgo un percorso guidato per segnalare il mio reclamo e sperare in un loro suggerimento.

Riusciranno i nostri eroi ad avere un servizio diretto casa-lavoro ecologico?

Volevo concludere con un po' di dati del Censimento popolazione, proprio sugli spostamenti casa-lavoro dei miei concittadini, ma il sito Istat con tutti i dati è momentaneamente in manutenzione. 
Proprio ieri leggevo (a pag. 24) che attraverso questi dati l'Istat riesce ad individuare nuovi confini territoriali, che vanno al di là di quelli più strettamente amministrativi, mettendo insieme comuni con elevati spostamenti interni e minimi spostamenti verso l'esterno. I cosiddetti sistemi locali (una volta sistemi locali del lavoro). Spazi urbani, costruiti sul tavolino della statistica, che vogliono rappresentare un concetto, secondo me, molto attuale: le città non sono fatte dagli edifici, e aggiungo io da confini amministrativi o politici, ma dalle persone, dalle loro relazioni sul territorio. Così finisce che la mia città non è Roma ma si concentra per buona parte della settimana ai confini dei Castelli Romani, riduce i miei tempi di spostamento (mentre nel resto d'Italia negli ultimi anni sono aumentati in media di 15 minuti) e aumenta, speriamo, la mia qualità della vita, e forse anche le pagine di questo blog.  

Intanto procedo con la segnalazione/reclamo/suggerimento.

giovedì 11 maggio 2017

Da Banksy alla Brexit per arrivare agli infortuni sul lavoro

Banksy ha fatto un nuovo murale, a Dover, per immortalare l'uscita del Regno unito dall'Unione Europea sul muro di un edificio che, forse non meno simbolicamente, si trova nei pressi del terminal dei traghetti che collegano il Regno Unito al continente. L'omino nel disegno è impegnato, io non l'avevo notato subito, nella cancellazione di una stella dalla bandiera dell'Unione.

Via la stella del Regno Unito. Il nuovo murale di Banksy a Dover - 2017

Ecco, questa è l'immagine del post di maggio ma il contenuto voleva essere un altro. Volevo parlare di infortuni sul lavoro perché mi è capitato recentemente di sentire per radio che i dati sono in diminuzione. E io che con i numeri sono come San Tommaso, se non vedo non credo, mi ero promessa di dare un'occhiata alle statistiche Inail sul tema. 

Un bel po' di cose sono cambiate dai tempi in cui scaricavo almeno una volta l'anno, per lavoro, queste statistiche. Il data base di consultazione è molto più accattivante, vedo cose che prima non avrei notato (come la parola Oracle per gli addetti Istat ai lavori), sono stati inseriti Open Data, un maggior dettaglio sulle caratteristiche dell'infortunato, dell'evento e una sezione sulla Gestione autonoma Casalinghe. I dati però non sono scaricabili in excel e la finestra di consultazione banna le icone del pc tra cui quella di excel appunto, quindi diventa molto difficile copiare e incollare i dati in pochi click. Ma poi ho trovato un barbatrucco (iconizzate la finestra e tutto diventa più semplice).

Tecnicismi a parte, i dati: è vero gli infortuni diminuiscono negli ultimi 5 anni (disponibili) per un totale di 180 mila eventi in meno denunciati nel 2015 rispetto al 2011 (-22% in termini percentuali). Molti si soffermeranno sulla parola denunciati. Sì le statistiche di questo tipo non contano il sommerso. Quindi speriamo bene. 
In riduzione anche gli eventi mortali (-128 pari al -9% tra il 2011 e il 2015), che però, si sa agli analisti piacciono i però, tra gli ultimi due anni registrano un nuovo incremento (+9%). In termini assoluti in Italia si possono contare ogni anno 711 mila denunce per infortunio sul lavoro (media 2011-2015), di cui 247 mila denunciati da lavoratrici donne e oltre 1.200 eventi mortali. Il settore da sempre più colpito è quello dell'industria in senso stretto (anche se questo dato andrebbe approfondito - mai fidarsi di affermazioni così generiche). 

Sempre nello stesso periodo (tra il 2011 e il 2015) sono complessivamente 4.544 gli eventi denunciati nella Gestione autonoma Casalinghe, anche questa tipologia di infortuni è in forte diminuzione (-45% - affermazione di cui ci si può fidare perché ho messo il dato - dato che è presente anche per il termine di paragone ossia gli infortuni totali -22%). Degli eventi denunciati in questa sezione 48 sono mortali e 97 a danno di casalinghe maschi, per parità di genere (al contrario) nel vocabolario. 

E quindi niente, ho fatto pure il post di maggio, con animo spocchioso e un po' da maestrina. Lo so. Ma che ci volete fare?

Per ogni approfondimento cliccate qui. In quanti cliccheranno? Non lo e non lo voglio saper.

Dimenticavo la cosa più importante: il necessario e forse scontato collegamento con l'immagine. Qualche dato europeo insomma. Mentre scrivo sono in attesa che si apra con fiducia la pagina dell'Inail dedicata alle statistiche europee. Ma forse dipende dalla rete di un altro istituto... 
Eccola. Ah, in questo caso il dato è scaricabile direttamente in excel (tie' me sta bene). Si parla però di infortuni sul lavoro e non di eventi denunciati. Scarico le tavole...
Eccole. Nel 2014 (ultimo anno disponibile a livello europeo) l'Italia, con 16 infortuni ogni 1.000 occupati si inserisce all'undicesimo posto tra i Paesi dell'Unione Europea a 28 quindi non è tra i più colpiti (era all'undicesimo posto anche nel 2008). Prima del nostro Paese troviamo (dal primo al decimo posto): Portogallo, Francia, Spagna, Lussemburgo, Germania, Danimarca, Malta, Austria, Belgio e Slovenia. Nel complesso dei 28 Paesi membri (dici quali sono?) si registrano 3.176.640 infortuni sul lavoro, di cui 3.739 casi mortali (l'Italia anche per i casi mortali non si inserisce tra i paesi più colpiti). 

E il Regno Unito? Nella statistica del 2014 è ovviamente un Paese membro, contribuendo con i suoi 244.709 infortuni e 239 eventi mortali a questo triste totale. E forse in questo caso la sua assenza non si sentirà molto. Sempre in termini di numeri infatti il Regno Unito si distingue per il paese con meno morti sul lavoro: nemmeno un evento ogni 100 mila occupati rispetto all'1,3 dell'Europa a 28. E di quella a 27? Ma stiamo attenti, o meglio sto attenta, perché l'uscita del Regno Unito sembra l'uscita dall'area Schengen. Quindi non sarà cancellata dalle statistiche UE...? 

Quanta inconsapevolezza dentro di me.