mercoledì 3 ottobre 2012

Roma come Parigi: un carnet da 10 biglietti contro il caro metro

Una entrata del Metrò a Parigi
A fine maggio il biglietto della Metro di Roma è aumentato da 1 euro a 1,50 euro. Tanti i disagi ed i malumori connessi ad una scelta così impopolare. Da parte mia, percepita l'ingiustizia, c'è soprattutto la voglia di trovare una soluzione alternativa in grado di arginare, almeno in parte, le conseguenze di tale rincaro. A mio giudizio, le categorie di passeggeri più colpite, indipendentemente dalla condizione economica, sono gli utenti che utilizzano la metro in modo saltuario e che non ammortizzerebbero l'ipotetico acquisto della tessera mensile o annuale. Perché mi chiedo e vi chiedo: oltre alle tessere annuale e mensili, cosa viene offerto al cittadino? Il nulla. Giusto un biglietto settimanale dai confini poco precisi.

La mia proposta è: chiedere un carnet di 10 biglietti a un prezzo ridotto. Una soluzione, molto parigina, che favorirebbe sicuramente anche le casse del gestore del servizio.

Il problema è: far arrivare la proposta ad alta voce a ATAC Spa.

La possibile soluzione è: far partire una raccolta di adesioni tramite il santo web. Ispirata da una mostra di fotografia che mi ha rimandato sul tema e dal prossimo evento CrowdFuture che si terrà a Roma il 27 ottobre.

Mi metto quindi a cercare informazioni sul crowdfunding, partendo da Wikipedia, passando per la voce crowdsourcing, e arrivando alla pagina web che spiega 5 passi essenziali per avviare una campagna di raccolta... fondi? No, voglio una raccolta di adesioni. E' chiaro che ho cercato la parola sbagliata ma arrivo ad una mappa interessante. Mi concentro quindi sull'area della mappa Civic Engagement, dove sono raccolte le principali piattaforme per agevolare la partecipazione civica, almeno così mi sembra di aver capito e trovo il sito E-Democracy ma da una prima occhiata mi sembra poco diffuso in Italia. Alla fine, arrivo dove forse molti sarebbero già arrivati da un pezzo: Petizioni online. Inizio la mia creazione e spero questa lunga e proficua avventura.


mercoledì 23 maggio 2012

Dati di ieri, oggi e domani

Immagine: © gutsy-grad.blogspot.com
Riporto sul blog un po' di riflessioni sui dati diffusi nel Rapporto annuale dell'Istat, presentato ieri, per costringermi ad un po' d'analisi e non perdere l'occhio sui numeri che ci circondano.
Sono partita dall'allegato al Rapporto "Selezione degli indicatori chiave", sarà che sono una entusiasta per natura, ma già questa idea fa acquistare punti al nuovo Rapporto. Tra i dati che mi colpiscono, sperando di non ripetere i commenti emersi in questi giorni, rientra sicuramente il rapporto tra il reddito del 20 per cento più ricco della popolazione e quello del 20 per cento più povero: 5,2 nel 2009. Una distanza enorme, che non voglio dimenticare e che cercherò di esplicitare in modo brusco per fissarla nella mente: il reddito complessivo dell'Italia dei ricchi è cinque volte il reddito dell'Italia dei poveri

Un altro dato che mi ha colpito, e su cui molto si è riflettuto in questi giorni, riguarda lo spaccato delle 25-54enni donne occupate, in particolare single: il tasso di occupazione nel 2011 raggiunge l'81,7% a fronte del 67,9% delle donne in coppia senza figli e al 53% delle donne con figli. Se le analisi ufficiali rimandando principalmente, e condivisibilmente, a dinamiche di discriminazione del mondo del lavoro, capovolgendo il dato e volendo individuare degli elementi positivi, conforta il fatto che quando il lavoro diventa una scelta o un bisogno di indipendenza, non sono poche le donne che riescono a trovare una strada percorribile, con la speranza che non sia l'unica alternativa ad una vita affettiva insoddisfacente o peggio ancora non realizzabile per motivi professionali, ma per questo dovrei approfondire il dato.
Sempre sul fronte occupazionale salta agli occhi la crescita degli occupati che hanno accettato di lavorare a tempo parziale in assenza di un impiego a tempo pieno (occupati part time involontario), passati negli ultimi quattro anni, tra il 2008 e il 2011, dal 34,1% al 53,3% degli occupati part time. E' questo quindi il caso di bisogni lavorativi non realizzabili.

Poi ci sono le distanze da percorrere per rispettare gli obiettivi che l'Europa ci chiede di raggiungere per il 2020: arrivare al 3% in termini di incidenza della spesa per R&S sul PIL (nel 2010 siamo all'1.26% - stima su dati preliminari); arrivare al 40% di giovani (30-34 anni) con una istruzione universitaria o equivalente (20,3% nel 2011 ma in questo facciamo grandi sforzi, nonostante tutto); abbassare al 10% la quota di giovani che abbandonano prematuramente la scuola (18,2% nel 2011); alzare il tasso di occupazione (20-64 anni) al 75% (stiamo al 61,2% nel 2011). Sorvolo sugli obiettivi, lontani, relativi all'inquinamento/risparmio energetico.

Un dato, puramente googliano, che mi fa piacere, è che tra le pagine più viste del Rapporto Annuale rientra, per ora, quella dedicata ai grafici

Concludono con un salto nel passato che mi ha riempito il cuore di gioia: Saviano cita l'Eures.


lunedì 23 aprile 2012

Tracce web di resistenza declinate al presente

Nel mese della resistenza, mi chiedo in che misura questo valore abbia assunto nel corso del tempo una dimensione universale. Questo perché sono stati molti gli eventi che, a pochi giorni dalla ricorrenza del nostro giorno della liberazione, mi hanno chiamato questa riflessione, tra questi non posso non ricordare l'addio a un uomo di altri tempi, un uomo del popolo di raffinata intelligenza e sensibilità politica, che sono felice di avere conosciuto personalmente. 
Ho deciso così di riportare le mie riflessioni sul blog, collegandole alle possibilità di analisi offerte dalla rete. Sono partita da Twitter, registrandomi all'hashtag #resistenza, sono passata per Google, rilevando però che i primi 3 termini associati alla ricerca della parola resistenza sono "elettrica", "termica" e "a pubblico ufficiale", soltanto al 4° posto arriva la parola "italiana". Sono quindi arrivata al sito web di Repubblica.it, cercando tra il suo archivio storico, e raggiungendo più di 38 mila articoli contenti il termine "resistenza" pubblicati sul quotidiano cartaceo nel periodo compreso tra il 25 aprile 1984 e il 23 aprile 2012.

Dai risultati, assolutamente perfezionabili (in termini di periodi messi a confronto e di pulizia degli articoli emersi), sembrerebbe che di resistenza, nei suoi diversi significati storici e politici, si sia parlato molto di più negli ultimi 10 anni, ed in particolare dal 2000 in poi, che negli anni '80 e '90. Non trascurabili anche i risultati relativi alle personalità associate al termine (perché citate nell'articolo individuato): se tra il 25 aprile 1984 e il 25 aprile 1994 Saddam Hussein registra il numero più elevato di articoli, rimandando probabilmente a tutti gli eventi legati a quella che è stata definita, forse in modo contraddittorio, la "resistenza irachena", dal 26 aprile 1994 ad oggi è Berlusconi a raccogliere il maggior numero di articoli. E in questo caso le riflessioni potrebbero essere molte, tra le quali non ultimo il fatto che sia stato tra le personalità politiche più importanti degli ultimi vent'anni.

Fonte: Archivio online "La Repubblica dal 1984"

Statistiche a parte, vi vorrei lasciare con alcuni spunti su quello che per me oggi significa resistenza, partendo dalle parole di un occupante del Teatro Valle che ieri, nel ricordare il 68° anniversario del rastrellamento del Quadraro, ha avvicinato la resistenza partigiana a quella degli occupanti del Valle o al movimento No Tav. Ai nostri tempi, secondo me, esistono varie forme di resistenza, forme di resistenza visibili, legate ad un evento o ad una lotta specifica, riconducibili al concetto di "bene comune" o al più anziano concetto di "un altro mondo è possibile", sono forme di resistenza che hanno trovato un canale concreto per esprimere la propria azione. Poi ci sono modelli di resistenza silenziosa, utilizzando vecchi termini che un tempo vedevo lontani dalla mia realtà, che io molto umilmente associo alla lotta quotidiana dei singoli per la costruzione di una società più umana, di chi non si piega alla legge del più furbo, di chi si mette in discussione per creare un ambiente familiare e lavorativo felice, di chi insegna ai propri figli, nonostante tutto, il rispetto per l'altro e per l'ambiente che lo circonda. E potrei continuare all'infinito. Le due forme sono sicuramente molto vicine e inclusive, ma non sempre alla seconda è data la giusta visibilità e l'adeguato rispetto sociale che merita. A voi ulteriori commenti e proposte.

venerdì 2 marzo 2012

L'importanza del vocabolario

Immagine: © Insy Loan
Il mese di febbraio, per me, è stato il mese del vocabolario. Uno strumento fondamentale per tutti e forse sotto-utilizzato, soprattutto nella versione della proprio madrelingua o lingua madre. Sicuramente la diffusione dei dizionari online ne hanno facilitato la consultazione, e per facilitato intendo proprio agevolato fisicamente l'amorevole per quanto faticoso gesto, sostituendo il recupero del voluminoso volume (spesso posizionato nella parte più alta delle librerie) a pochi e veloci click, o touch che dir si voglia. Per non parlare dell'impatto degli altri nuovi strumenti di comprensione e di supporto alla scrittura (come il Thesaurus di Word, Google, Wikizionario, Forum online, ecc.), a cui sarebbe necessario la dedica di un intero post.

Ma torniamo alla affermazione iniziale: febbraio mese del vocabolario. Sì, perché per me il mese di febbraio è iniziato con un corso di analisi dei dati testuali, dove ho scoperto che il vocabolario è un punto di riferimento essenziale anche in termini statistici, e si è concluso con la lettura di un articolo spassoso su "quello che il Censimento non chiede", tra le domande individuate "Possiede un vocabolario della lingua italiana?" e ancora "Quante volte lo apre in un mese?" (suggerite da Patrizia Valduga, poetessa). Insomma, il post di febbraio (anche se scritto a marzo), non poteva non essere dedicato a questo bacino di sapere che nasconde, ai miei occhi, ancora molti segreti.

Concludo riportando gli stimoli raccolti durante la lezione di Tullio De Mauro al corso sopracitato, dalle affascinanti parole rare, che sono state per me una rivoluzione nell'approccio all'analisi dei dati, alle modalità di costruzione del Vocabolario di Base (NVdB) e del Lessico Italiano di Frequenza (LIF) o del Lessico dell'Italiano Parlato (LIP). Passando per Larousse, per i più "scollacciati" dizionari inglesi, per il prezioso lavoro di F. W. Kaeding e di J. B. Estoup, due stenografi geniali di inizio '900, per Zipf, Thorndike, Toolt, fino ad arrivare al suono magico della frase "tessitura dei discorsi". Un tuffo nella storia ad opera di un uomo di altri tempi, composto, paziente, calmo, che ha provato ad alzare una lavagna luminosa con un mouse.

In questo contesto, un'ultima citazione va al Dizionario affettivo della lingua italiana, di cui qualche parola avevo già lasciato traccia.
    

martedì 31 gennaio 2012

Asterios Polyp: i segreti di una graphic novel

Da Asterios Polyp, la graphic novel di David Mazzucchelli
Per questo mese riporto la traduzione, più o meno letterale, di un post dedicato ad una graphic novel che mi ha rapito: Asterios Polyp. Finito di leggerla e di guardarla, di rileggerla e di riguardarla, mi sono detta: devo capire che c'è dietro. Ho trovato solo questo post come maggiore dettaglio di analisi, e per me è confermata la genialità dell'autore. Chiudo con una gran voglia di riaprire il libro.

Dal blog di Scott McCloud:

"Prima di tutto, se non avete letto Asterios Polyp la fantastica graphic novel di David Mazzucchelli, dovete farlo. Smettete di leggere questo post e tornateci solo dopo aver letto il libro. Se avete letto Asterios Polyp una volta... Leggetelo di nuovo. Scherzi a parte, il libro di Mazzucchelli è un grande esperienza. Ci sono cose che riesci a notare solo la seconda o la terza volta che lo leggi, e almeno un paio di porte chiuse che si apriranno solo con le chiavi di capitoli successivi. E molto più divertente se si trovano da soli, quindi, di nuovo, potreste ignorare queste divagazioni... Se l'avete letto più di una volta ... Ok, ora possiamo parlare.

Qui ci sono alcune cose che hanno attirato la mia attenzione, riportate senza un ordine particolare.

Truth-to-Material

L'uso dei tre colori d'inchiostrio primari della stampante: ciano, magenta e giallo. Come simboli di "separazione", come marcatori del tempo, come lo stato degli indicatori mentali. Vedere che si uniscono alla fine del libro ha avuto una qualità trascendentale per me, e ho sentito anche altri che la pensavano allo stesso modo. Mazzucchelli ha anche un interesse di lunga data nel processo di stampa e ama utilizzare la stampa per mostrare se stesso. La sua auto-antologia pubblicata in precedenza (con il pittore/partner Richmond Lewis) Rubber Blanket ha avuto un processo simile... C'è un fondo di onestà nella presentazione. Come se il libro stesse dicendo "Non ho intenzione di mentire a voi su quello che sono o da dove vengo." Questo è vero per molti aspetti del libro, infatti.

Isolation

"Stili diversi --> diversi personaggi", questa è una cosa sfiziosa per un sacco di motivi, ma mi piace in particolare perché rafforza l'idea di come ogni personaggio sia inquadrato nel suo universo. Il libro è pieno di oggetti di ogni genere gettati in una scatola, oggetti che non solo hanno il proprio specifico aspetto, ma anche quasi la fisica stessa.
Mazzucchelli sa essere un maestro di prospettive, e lo dimostra nel corso del libro. Ma in molti passaggi, sembra meno interessato a creare un senso di spazio continuo che lega tutto e tutti insieme. Preferisce proporre una vista piatta, isometrica, o addirittura infantile, un paesaggio di cose poco compatibili che compongono questo mondo.

Lo spazio bianco!

Controlla gli ultimi 100 anni del fumetto (in Occidente almeno) e troverai un sacco di variazione delle dimensioni dei pannelli, ma quasi nessuna variazione nello spazio tra i pannelli. Mazzucchelli è leader nel considerare lo spazio negativo per il suo ruolo nella storia e il suo ruolo sul piano del quadro.

Dynamic Balance

Ogni volta che la storia sembra volerci insegnare qualcosa, o che un personaggio sembra delinearsi chiaramente come importante o inutile, Mazzuccelli introduce un bel contrappeso. In particolare mi è piaciuta l'idea dei "tre oggetti" posseduti da Asterios (l'accendino, l'orologio, il coltello) per i simboli che vogliono rappresentare. Funzionano così bene come marcatori di maturità, di alleggerire, di altruismo, di accettazione della mortalità, di mettere il passato alle spalle, di imparare ad apprezzare ciò che funziona sulla teoria, ecc in modo armonico e giusto che si potrebbe quasi credere che l'universo sia pronto a ricompensarlo. E poi l'accendino torna a fianco di una bottiglia fracassata sulla testa. Perché non è questo il modo in cui l'universo in cui viviamo funziona.

Hitting Close to Home

Un paio di lettori hanno già detto che Asterios con il suo look così pedante sembra uscito dalle pagine di uno dei miei libri (fino alla "splainin’ hand"). Se la somiglianza sia intenzionale o no, è una divertente decostruzione del tipo di mente di colui/colei (di solito colui) che pensa si possa in qualche modo mettere l'intero universo in una serie di diagrammi...
Fortunatamente per gli "sciocchi" come me, Mazzucchelli è un umanista prima, e penso che ami tutti gli "sciocchi" che popolano la sua storia, e non ha alcun interesse a dare un giudizio divino. E 'solo la cronaca di una danza vertiginosa di futilità a cui tutti partecipiamo, ognuno di noi con i nostri passi e la nostra propria sintonia cerchiamo di dare un senso all'imperscrutabile."

Mi scuso da subito per la traduzione fatta con Google traduttore.
Per la cronaca cercando "traduzione" su Google la parola più associata a questa ricerca è "ai se eu te pego".

mercoledì 28 dicembre 2011

Il valore delle aspettative

Il bacio nella guerriglia di Vancouver - Giugno 2011
Ero molto indecisa a cosa o a chi dedicare l'ultimo post dell'anno. Un anno faticoso ma bello ed importante. Poi l'irrazionale e l'emotività hanno prevalso e ho scelto di approfondire il significato associato alla parola ASPETTATIVA, in quanto legata alla frase che nel 2011 mi sono detta e mi sono sentita dire più spesso, ossia: "Non farti aspettative".

Partendo dal significato che le scienze sociali attribuiscono al termine, ci si rende conto di quanto le aspettative costituiscano un aspetto fondante delle relazioni tra gli individui: L'aspettativa, leggo da Wikipedia, è la previsione ragionevolmente realistica dell'individuo circa la condotta degli altri membri della società in un contesto di incertezza. Passando al significato giuridico, si rafforza la connessione con l'incertezza: L'aspettativa, leggo sempre da Wikipedia, è una posizione di attesa di un effetto acquisitivo incerto. Mentre il valore economico ne valorizza l'influenza sulle decisioni: Il termine aspettative in economia indica, sempre secondo (Santa) Wikipedia, le attese dei soggetti economici a fronte di un evento o di un comportamento che può influire sulle loro decisioni.

Continuo a cercare su Google, trovando pagine sui rapporti di lavoro, sulla speranza (demografica) di vita, sulla maternità, ma non sono le risposte che stavo cercando. Poi passando a Google.com in English, trovo una frase che si collega ai miei pensieri: "Oltre ogni aspettativa!". Un regista racconta la sua sorpresa nell'avere raccolto più adesioni ad un suo annuncio di quello che si aspettava, appunto. Ma quindi bisogna aspettarsela o non bisogna aspettarsala un'emozione, un evento, un ballo, una chiamata, un sms, un rinnovo, una guarigione, un bacio, una delusione, un graffio, un premio, ..., ..., ? 

In tanti contesti di vita e di relazione dove le aspettative non sono concesse, conta l'azione, il saper giocare di difesa, di calcolo, di allenamento al peggio. Allora forse il segreto è sapere scegliersi e appropiarsi di contesti dove l'aspettativa nel suo valore positivo, che si traduce quindi in speranza, è concessa.

Al 2012 che verrà e a mio padre.

mercoledì 30 novembre 2011

Un post al mese...

Mi sembra il minimo (o forse il massimo) che una blogger può offrire. Così nell'ultimo giorno del mese di novembre, senza un argomento completamente sviluppato ma con tante idee nella testa, riporto in queste pagine un piccolo successo delle mie vignette ispirate ai numeri, partendo naturalmente dai numeri: terzo posto nella Competizione multimediale promossa ed organizzata dalla Società Italiana di Statistica, passaggio sull'home page di Repubblica.it  verso la sezione Tecnologia generando 21.161 click ad oggi, più di 500 "Mi piace", qualche tweet e retweet di sconosciuti molto divertenti, qualche incorporamento in blog sconosciuti. 

Chi? Cosa? Vi starete chiedendo. La risposta è: questo filmato ispirato alla statistica e alle sue professionalità. Naturalmente declinato al femminile.


A conclusione di questo esercizio di autocelebrazione, ringrazio ancora chi mi ha aiutato...