mercoledì 27 gennaio 2016

Adeguamento tecnologico.gif

Inizio questo nuovo anno con un bisogno estremo di crescita tecnologica. Soprattutto dal punto di vista hardware, degli strumenti insomma. E' da troppo tempo che sono ferma e mi sento veramente poco allineata con il resto del mondo. Senza un wi-fi a casa, con un portatile vecchio, con una stampante non collegata, con una radio che mangia ancora i nastri. L'ultimo acquisto tecnologico presente a casa è stato fatto da mio zio (radio USB). Non si può. Voglio vedere i film online, ascoltare musica con un click, e se proprio non posso crescere di pollici tv che avvenga almeno una scannerizzazione entro la fine di gennaio.
Allargo quindi la scrivania (con un piano lavoro a soli 9 euro e 90 da Santa IKEA - senza alcun bisogno di montaggio - zio non ti preoccupare è tutto a posto - grazie Arch. Sportello), collego la stampante, mi informo per il wi-fi, compro una radio bluetooth (denteblu?), mi scarico una applicazione web per radio, scopro il podcast, inizio ad ascoltare youtube in tutta casa, poi vabbè compro un dvd e il pc non me lo legge ma sono dettagli.
Inizio a chiedermi "costa più navigare su youtube o scaricare un podcast?" e ancora "perché non funziona l'app di radio deejay?". Sono domande che mi fanno pensare che forse ce l'ho fatta. Un adeguamento c'è stato.
E se mi comprassi anche un cronotermostato wi-fi? Per accendere i termosifoni di casa dall'ufficio? Vabbè mo' stiamo calmi... per la domotica c'è tempo.

Quindi, la prima scannerizzazione è stata fatta e trasformata addirittura in Gif animata. Beccatevi il risultato:

 PRIMA E DOPO LE NUOVE TECNOLOGIE
gif maker
gif maker

venerdì 18 dicembre 2015

Sogna... sui muri di Quarto Miglio

Dal numero di Vita - Settembre 2015
Per l'ultimo post dell'anno vi voglio raccontare la storia di un writer che incentiva i passanti a sognare. Questa non è una storia inventata ma ha tanti tanti interrogativi che mi piacerebbe sciogliere. Quindi scrivo con la speranza di riuscirci.

Indizi certi
Da qualche anno ho notato una scritta che si ripete, sempre con la stessa grafia, sui muri di Quarto Miglio e dintorni. La scritta è: SOGNA. La trovate più volte in Via Erode Attico e in Via Annia Regilla. Soltanto pochi giorni fa ne scopro un'altra in Via Venosa prima di immettermi su Via Appia Pignatelli. Questa volta però il writer, o il gruppo di writers sognatori, aggiunge a "SOGNA" delle parole che non si capiscono bene e sembrano volere precisare cosa e perché sognare.

Interrogativi
C'è stata una evoluzione negli ultimi anni? O non l'avevo mai notata e il progetto è fermo?
Quanto mi piacerebbe saperne di più. 
Perché io me lo vedo, la notte, mentre tutti gli altri dormono e magari lui non ci riesce, o mentre preferisce non dormire per dedicarsi al suo di sogno: ricordare alle persone di coltivare i propri progetti scrivendolo per le vie di Quarto Miglio. O magari lo fa mentre gli altri cenano, poco prima di sedersi anche lui a tavola, contento di avere fatto questa piccola azione rivoluzionaria che non ha raccontato a nessuno. 
Perché sì, mi piacerebbe anche sapere se è un segreto o se lo condivide/mette in atto con altre persone, stanche della vita frenetica, scontata, frustrante di tutti i giorni. Dei sistemi politici e di governo di questa città che non si riesce a cambiare.
E poi: sarà un uomo o una donna? Forse una donna, una di quelle laureate che non trovano lavoro, sottopagate, sotto-inquadrate, che scrive SOGNA sui muri per ricordare, soprattutto a se stessa, di coltivare le proprie passioni. 
E già, si dovrebbe anche capire chi è il destinatario diretto delle scritte. Forse un amante che non riesce a lasciare il marito o a vivere i suoi desideri.
E poi queste ultime parole aggiunte a SOGNA, scritte male, da uno abituato a scrivere sui muri solo cinque lettere che non ci sta con i tempi se vuole aggiungere altro.

Fatto sta che ci è riuscito. Mi ha fatto sognare. E se fino a ieri su Google non si trovava niente di attinente, da oggi le sue tracce sono anche qui.

E secondo voi... chi è? Sognate un po'...

giovedì 26 novembre 2015

I post che avrei voluto scrivere tra i lunedì e i venerdì di novembre

"Oaks and elm leaves on the bottom"
@knitalatte11 (Flickr)
Caro blog, 26 giorni dall'inizio del mese e ancora nessun post pubblicato. Eppure ne avevo salvato uno in bozza pronto per essere pubblicato il primo lunedì del mese. Ma non mi ha mai convinto del tutto, perché era sugli argomenti di conversazione delle donne 30-40enni e avevo paura di cadere nei soliti stereotipi. Ho trovato però, casualmente, un bellissimo articolo sul tema che non vi posso non segnalare: "La madre di tutte le domande" di Rebecca Solnit, non è online purtroppo ma su Internazionale cartaceo di qualche settimana fa. 

In parte saziata la mia curiosità sul tema, dico in parte perché non ho trovato statistiche utili, se non un'indagine dell'Osservatorio Birra Moretti (!) che analizza le conversazioni degli italiani a tavola, nel secondo lunedì del mese mi sono fatta prendere dalla nuova trasmissione di Beppe Servignini "L'erba dei vicini" su Rai Tre, esaltata dal sondaggio sui pregiudizi tra il pubblico in studio mi sono detta: sarà l'argomento del post di novembre! Arrivando a contare già il numero e le facce dei like su Facebook. Poi però il secondo, maledetto, venerdì del mese è successo quello che è successo, e forse anche per questo, l'erba dei vicini è diventata meno verde, tanto da dimenticarmi di guardare la terza puntata della trasmissione nel quarto lunedì del mese. 

"Guarda come buco il post di novembre eh". Mi dico. Nessuna idea, nessuna curiosità, solo zapping casuale e una sovraesposizione ai notiziari tv che mi porta a leggere "Isis" al posto di "Iris" sul menù del mio televisore, ma soprattutto a fermarmi sul canale in attesa di quello che secondo me doveva essere un valido documentario. 

Poi nell'ultimo mercoledì di novembre causo il quarto tamponamento del mese. Questa volta è una Smart la povera vittima del mio paraurti anteriore. Rassicuro i miei parenti: trattasi di tamponamenti di lievissima entità, nessun ferito, nemmeno un colpo di frusta, solo impercettibili bacetti ai paraurti posteriori che mi capitano davanti, 4 volte su 4 accaduti in fase di partenza, quindi praticamente da fermi e 3 volte su 4 senza alcun danno. Ovviamente mi chiedo come mai dopo quasi 20 anni di patente, trascorsi onestamente, senza procurare danni, abbia registrato 'sto picco infortunistico. No, non è come pensate. Non ero al cellulare. Non riesco a darmi una spiegazione, forse sono diventata troppo spedita e sicura di me, ho ridotto troppo la distanza di sicurezza, non so fare più una partenza. O avrò perso la capacità di saper attendere al volante di cui tanto mi vantavo? 

Ma no saranno solo coincidenze, fatto sta che nel post di novembre mi trovo a promettere una guida lenta, lentissima, che farebbe saltare i nervi a qualsiasi automobilista navigato. Non voglio più trascorrere l'ultimo giovedì del mese a cercare il nome dei "pezzi" delle macchine sul web.       

lunedì 12 ottobre 2015

Economia declinata al non profit

L'altra economia... che regge - Le giornate per
l'economia civile - Bertinoro 2015 - Foto by me
Per ottobre ho deciso di scrivere un post da inviata speciale. Inviata perché in trasferta per lavoro. Speciale perché durante queste trasferte ti senti fortunata. Per motivi che non sto a precisarvi ma abbastanza ovvi. Quindi passiamo ai fatti.
Luogo della trasferta: Bertinoro (Forlì-Cesena). Evento: Le Giornate per l'Economia civile. Periodo: dall'8 al 10 ottobre 2015. Organizzatore dell'evento: l'Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit (AICCON).
In modo meno didascalico, posso dirvi che l'AICCON, centro studi promosso dall'Università di Bologna, è da 15 anni che organizza questo evento come momento di incontro di studiosi ed esperti del Terzo settore, con l'obiettivo di far emergere ed analizzare le principali problematiche e tendenze. 

Quest'anno a #gdb2015 il tema centrale è stato l'economia della coesione, collegata alla vulnerabilità, con approfondimenti sulla produzione di valore sociale, la governance dei beni comuni e la valutazione dell'impatto sociale. 

Per me è iniziata con la scoperta di avere poco prima fatto un acquisto online proprio attraverso il sito web di un ente non profit americano (B Corporation), inserito da uno dei relatori (Micelli S., Università Ca’ Foscari, Venezia) tra le istituzioni innovative, da cui trarre esempio e spunto: Etsy, un marketplace, così li chiamano, che nasce come community globale, così si definiscono, con l'obiettivo di mettere in relazione artigiani creativi e acquirenti. Etsy ha anche obiettivi sociali, svolge la propria attività con attenzione alle potenzialità dei propri dipendenti, ha una missione che va al di là della propria attività economica, ossia "reinventare il commercio per costruire un mondo più appagante e duraturo" - si legge sul sito - e ancora un modello di business basato "sul successo condiviso: guadagniamo quando i venditori di Etsy guadagnano". Quanto mi piacciono 'ste storie!

Comunque e dico comunque, mi sono divertita a riassumere Bertinoro, così chiamiamo l'evento in ufficio, raccogliendo tutte le forme di economia citate. Parto con il titolo dell'evento: economia civile, si prosegue con economia della coesione, comunitaria, cooperativa e della condivisione, e ancora economia sociale, economia creativa, economia della collaborazione o sharing economy, economia dei beni comuni... rileggo perché mi sembra di essere stata ripetitiva... alcuni termini sono più sinonimi di altri ma tutti rappresentano una evoluzione precisa e alternativa di un processo che ha messo in discussione il modello capitalistico delle imprese orientate esclusivamente al profitto, perché una impresa responsabile, così viene detto nell'ultimo giorno del convegno, è semplicemente "un'impresa che risponde alle domande della propria comunità". Lo sviluppo di economie alternative può ridurre il rischio di una involuzione ancora più violenta del capitalismo globale. E anche questo è made in Bertinoro.

lunedì 7 settembre 2015

I nuovi servizi di Google di cui tanto si parla

Google pantone - From Pinterest
Dopo l'uscita del nuovo logo di Google, ogni notizia connessa a quello che, una volta, era solo un motore di ricerca cattura la mia attenzione. Ebbene sì, sono caduta nella strategia comunicativa della società. E quindi anche ieri sera leggo di Google e del suo nuovo servizio che "invece di dare le risposte fa le domande". Non ho capito ma continuo a leggere. "Basta digitare fun facts nel box delle ricerche e apparirà una finestra apposita che fornirà, del tutto a caso, domande e risposte...". No, devo vedere per credere. Solo che dal cellulare non riesco a collegarmi a Google.com, sì perché la nuova funzione è disponibile solo sulla pagina ".com", che sfido chiunque ad aprire perché bisogna prima disconnettersi dal proprio account Google e poi cercare il pulsante "Utilizza Google.com". Mi addormento senza riuscirci dormendo ovviamente poco serena.

Oggi pomeriggio ci riesco (ma giuro che nel frattempo ho fatto anche altro) e così visualizzo la mia prima domanda di Google con relativa risposta: "Can you store onions and potatoes together?". A quanto pare no. Ecco sabato ho comprato proprio cipolle e patate. Ma per fortuna non le conservo insieme.

Ma la cosa che mi ha colpito e che mi ha convinto a scrivere questo post è la rotazione degli "i'm feeling..." sul pulsantino che una volta diceva soltanto che si sentiva "lucky". Avete capito qual è? No? Il pulsante "Mi sento fortunato"... che sta sulla pagina di Google.it accanto a "Cerca su google" e che ci rimanda direttamente alla prima pagina che il motore di ricerca trova per le nostre richieste. Nella versione inglese il "i'm feeling..." se solleticato con il mouse diventa "hungry", rimandando ad una ricerca di ristoranti, diventa "playful", o ancora "artistic", "puzzled", "generous", "wonderful", "trendy". O ancora, il mio preferito: "stellar".

Ecco io ve l'ho detto. Ma soprattutto ho cercato di spiegarvelo. Oggi ci sono pulsantini che ruotano su Google. E domani che succederà?

mercoledì 10 giugno 2015

Se sei l'ultimo a parlare non avere paura di annoiare

Caro blog, è più di un mese che non scrivo e voglio recuperare! Per farlo riporto qualche dato e qualche commento sulla mia partecipazione ad AlloraCrealo! evento organizzato dall'Istituto di ricerche Euricse nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento (29 maggio - 2 giugno 2015) con l'obiettivo di creare uno spazio di confronto e di approfondimento dedicato alle nuove forme di impresa.

Le paturnie non sono state poche in quei giorni. Caro blog. Tra il crederci e il non crederci. Sentirsi fichi e non sentirsi fichi. Ma per fortuna, da buona forchetta, alla fine, me la sono goduta. 

Mi sono goduta la relazione, presentata in uno spazio di legno molto accogliente, allestito a Piazza Fiera, dove ho dato i numeri del non profit nelle province che negli ultimi dieci anni hanno subito il maggior crollo occupazionale tra i giovani tra i 25 e i 34 anni. 

Ma più di tutto mi sono goduta la realizzazione di questa infografica fatta manualmente in power point. A cercare immagini, a tagliare, a fare frecce e a scegliere i simboli di questi numeri. Quanto me piace! Commento molto scientifico.


Insegnamento: se sei l'ultima a parlare non avere paura di annoiare.

martedì 5 maggio 2015

Destini incrociati... per poco.


Scrollando Repubblica.it per leggere di Italicum e sciopero scuola, non si può non restare colpiti dalla posizione di due notizie, messe di seguito probabilmente non per caso. Parlano della nascita di Francesca Marina e Charlotte Elizabeth Diana. 5 nomi per 2 bambine. La prima porterà con sé il richiamo del mare, il mare che per salvare uccide, e dell'Italia che nonostante tutto salva. La seconda, tra le neonate più attese dell'anno, nasce già con tre identità da dover gestire, con un nome che richiama il popolo, Charlotte che dicono, ma non ho verificato, essere tra i nomi più diffusi tra le neonate inglesi, poi Elizabeth e poi ancora Diana, ma i più, per dispiacere della regina, ricorderanno il terzo. Due nascite lontane, per luoghi e realtà, che prenderanno strade di vita ancora più distanti ma che oggi ci fanno pensare vicine. Alla faccia di ogni destino segnato, speriamo che possiate godere tutte e due di vita piena e felicità.