martedì 5 maggio 2015

Destini incrociati... per poco.


Scrollando Repubblica.it per leggere di Italicum e sciopero scuola, non si può non restare colpiti dalla posizione di due notizie, messe di seguito probabilmente non per caso. Parlano della nascita di Francesca Marina e Charlotte Elizabeth Diana. 5 nomi per 2 bambine. La prima porterà con sé il richiamo del mare, il mare che per salvare uccide, e dell'Italia che nonostante tutto salva. La seconda, tra le neonate più attese dell'anno, nasce già con tre identità da dover gestire, con un nome che richiama il popolo, Charlotte che dicono, ma non ho verificato, essere tra i nomi più diffusi tra le neonate inglesi, poi Elizabeth e poi ancora Diana, ma i più, per dispiacere della regina, ricorderanno il terzo. Due nascite lontane, per luoghi e realtà, che prenderanno strade di vita ancora più distanti ma che oggi ci fanno pensare vicine. Alla faccia di ogni destino segnato, speriamo che possiate godere tutte e due di vita piena e felicità.     

martedì 24 marzo 2015

Spunti(ni) web alla Radio: punteggiatura digitale e internet ci rende tutti più poveri

Se a volte riprendi le vecchie e buone abitudini e ritorni ad ascoltare Pagina 3 in radio mentre sei nel traffico riesci a trovare ben due spunti(ni) per il post settimanale del tuo blog che pensavi non avresti mai trovato questa settimana. Attenzione, spunt-ini non per il valore dello spunto ma per il tempo che spenderò per riportarveli quì.
Pin di @Pressed Italian Sandwiches Trovato su MyRecipes.com

Spunti(no) n° 1 - Punteggiatura digitale 
Il titolo non è frutto di una mia riflessione ma è il titolo di un bellissimo articolo di Laura Montanari (La Repubblica del 23 marzo p. 33) letto ieri mattina su Radio Rai 3 dalla voce di Florinda Fiamma che in questi giorni conduce appunto Pagina 3.

Riporto di seguito il passaggio che ha acceso di più la mia attenzione all'ascolto (al minuto 03:49):
un “Ciao” senza esclamazioni è un saluto freddo rispetto a “Ciao!!!” o, ancora di più, a “Ciao...!!!”

E ancora (al minuto 04:40):
Secondo Ben Zimmer, direttore di Vocabulary.com, «la punteggiatura digitale trasmette più informazioni di quella di altri testi scritti perché deve comunicare un’intonazione e un’emozione »

Qui il podcast della puntata e qui il testo.

Spunti(no) n° 2 - Internet ci rende tutti più poveri
Così mentre vai al lavoro di martedì pensando a come "sfruttare" al meglio lo spunti(no) colto con tanta fortuna il giorno prima, ecco che riascoltando Pagina 3 ti arriva un secondo spunto (al minuto 21 e 49 del podcast). La voce è sempre di Florinda Fiamma che questa volta commenta il libro di Andrew Keen "Internet non è la risposta" leggendo un articolo di Susanna Della Vedova pubblicato su Via Sarfatti 25 - Il quotidiano della Bocconi. 

Riporto il primo passaggio dell'articolo che voglio pensare sia solo una provocazione:
"Internet, pensato come lo strumento capace di democratizzare gli aspetti positivi dell’umanità e disgregare quelli negativi, creando un mondo più aperto e paritario, in realtà si è dimostrato la ragione primaria della crescente disparità tra ricchi e poveri e del depauperamento della classe media."
La critica ad internet da parte dell'autore andrà veramente e amaramente in questa direzione? Lo scopriremo solo leggendo.

Insomma, pensavo ci avrei messo molto meno a tracciare questi spunti sul web. Ma sono molto contenta perché il post settimanale, diventato a fine scrittura la sintesi della Rassegna Stampa Culturale (cit. Pagina 3), è stato fatto citando 3 donne contro 1 uomo, linkando 6 pagine web (tutte di varie gradazioni digitali) e soprattutto ho coltivato l'illusione di avere vinto la partita Dipendente pubblico VIVO - Dipendente pubblico SPENTO (10 - 0).

martedì 17 marzo 2015

Vita da smartphone - Pregiudizi sul metro'

Quanto ci sentiamo liberi di stare al cellulare in metropolitana?
Quanto pensi sia socialmente accettabile o educato?
Quanto non ne puoi fare a meno... anche in metro?

O forse è solo un modo per passare il tempo o di approfittare di inviare quel messaggio che vuoi mandare da questa mattina?

Me lo chiedo sempre quando sono in luoghi pubblici.

E ho pensato di farci una vignetta che ho provato con molta fatica ad animare.

A voi

martedì 3 marzo 2015

Selfie ON AIR: quando la tv si fotografa per essere social

Selfie e serie tv - Trovato su Pinterest
"25 Moments When Joey And Chandler Won At Friendship"
Tra le cose che mi piacciono, come direbbe Amelié, ne voglio ricordare due. La prima è guardare, appena sveglia, se una delle finestre del palazzo di fronte, la mia preferita, ha le piante accese. Perché le ho viste una volta sola e sono bellissime. La seconda è cogliere un selfie in tv. Ossia l'attimo in cui il conduttore o l'ospite di una trasmissione televisiva si abbandona alla contemplazione della propria immagine, acchiappa lo smartphone, si mette in posa, lascia i telespettatori in attesa, e parte di autoscatto (o selfie come si dice oggi).

Con i selfie in tv torno ai libri di sociologia della comunicazione, apro i cassetti della memoria e cerco di riesumare il concetto di... come si chiama... il medium che entra in un altro medium... Prof. Morcellini non se la prenda ma cerco su Google. Trovo Marshall McLhuan e la considerazione "il contenuto di un medium è sempre un altro medium" e il concetto di "rimediazione" coniato da Jay David Bolter e Richard Grusin. Aggiungo alla ricerca, per associazione di idee, Bennato (Davide), e trovo una sua intervista del 2012 su un blog "conosciuto", e penso che il concetto di "ciclo comunicativo dei social media" potrebbe interessarmi, ma anche "l’immaginario spettacolare dei selfie e l’effetto Simmel". Lasciando agli esperti o ai giovani studenti la corretta concettualizzazione, mi chiedo: quanto saranno diffusi i selfie scattati alla luce delle telecamere di un programma televisivo (e quindi non nei backstage)? E mi dico: se sono foto da condividere saranno sicuramente in diretta. Però no. Potrebbero essere state scattate anche durante la registrazione e poi pubblicate nel corso della messa in onda del programma. Brutto però (penso).

Ma basta con le elucubrazioni (direbbe qualcuno) e passiamo ai fatti. Ci sono dei selfie in diretta che mi vengono in mente? D'Urso-Renzi. No, mi pare fosse nello studio televisivo ma non in diretta. Sì, ce l'ho. Venier (al cellulare e su Instagram), Marcuzzi e Signorini, nel corso dei primi minuti dell'Isola dei famosi (quarta puntata - leggo). Poi poi... Mi ricordo un selfie in diretta davanti le telecamere a Le invasioni barbariche ma non mi ricordo con chi si è selfiezzata la Bignardi. E a voi quale viene in mente? La mia amica Maria mi ha parlato di un selfie di questo tipo a The voice. Vero Mari'?

Insomma io avrei voluto tanto tanto contarli. Mi ero prefissata di monitorare per una settimana i principali programmi televisivi della Rai, di Mediaset e di La7. Avevo studiato anche una sorta di campione ragionato. Avevo aggiunto i profili Twitter e Instagram di conduttori e ospiti della settimana. Avevo anche iniziato ma poi mi sono detta: Daniela non hai i mezzi. E soprattutto non è facile cercare questo tipo di immagini. Perché sono rare? Perché non sono una grande frequentatrice di tv? Insomma io l'idea l'ho lanciata. Spero che qualcuno la realizzi. In caso contattatemi. O magari è stato già realizzato... io posso solo anticiparvi che Mediaset con il sito che racchiude e monitora tutti i suoi profili social batte già la Rai e La7 10 a 1.

Un grazie a Ilaria S. per avere risposto ai miei quiz e a Valerio M. per avere ridato voce al mio pc.


martedì 24 febbraio 2015

Nuove tendenze dal web che confermano l'età adulta

Piazza Venezia, Roma - Anche gli smartphone hanno un'anima - by me
Riporto vari stimoli arrivati alle mie orecchie distratte ma attente di questi giorni. Giorni pieni di crescita, preoccupazione ma anche di gioia e tanto amore. 

Domenica, dalla radio sintonizzata sul Due, notiziario delle 13.00, mentre preparo una frittata di pasta per mio padre: Facebook non è un social network per giovani. Facebook nato per i giovani, dicono, è in realtà più utilizzato dai 35-45enni che, aggiungo io, giovani si sentono, e molto. Leggo infatti che: "...Secondo un rapporto di iStrategy Labs tra il 2011 e il 2013 Facebook ha perso quasi tre milioni e mezzo di utenti di età compresa tra i 13 e i 17 anni mentre ha guadagnato terreno tra i più maturi. Lo stesso trend si registra anche in Italia dove, sui 24 milioni di iscritti, il 65% ha più di 35 anni (dato di gennaio 2014)."
Ne approfitto per ricordarmi qualche percentuale sull'utilizzo di internet e apro l'ultima indagine Istat "I cittadini e le nuove tecnologie". Navigo un po' tra le tavole e resto sorpresa da un dato che, senza offese per gli addetti ai lavori, chiamerei un "big" dato (stravolgendone il significato): in un anno la quota di famiglie che possiede un cellulare con connessione ad Internet (o almeno abilitato) aumenta di 10 punti percentuali (passando dal 44% nel 2013 al 54% nel 2014). Altra sorpresa: il Mezzogiorno guida la classifica degli utilizzatori di internet che navigando "passano" (creando un profilo utente, postando messaggi o altro) per un social network (pari al 57% degli italiani e al 63% al Sud e nelle Isole) e i giovanissimi restano comunque i loro più importanti frequentatori (l'86% degli internauti di 15-24 anni dichiara di utilizzare internet per partecipare ai social network rispetto al 76% dei 25-34enni e al 58% dei 35-44enni). Tornando alla fonte iniziale però, Instangram sembra essere molto più in voga di Facebook tra i giovanissimi. Sarà un caso quindi che, considerando la mia età anagrafica, la mia iscrizione ad Instangram è veramente recente? No, non è un caso mentre è un caso il fatto che porto un apparecchio ai denti.

Lunedì mattina, sempre dal radiogiornale di Radio due, sento che a Milano è iniziato il Social Media Week (23-27 febbraio). Vado sul sito e leggo "2015 l'anno dei droni". Ignoro completamente questo tema e cerco di leggere qualcosa. Resto affascinata da questo capoverso: "Molti fotografi hanno trovato nuova linfa creativa aggiungendo semplicemente una telecamera “volante” al loro arsenale di dispositivi, modificando così il modo in cui interagiamo con il mondo che ci circonda. Tuttavia, questi “produttori d’immagini” sono solo la prima ondata di un movimento rivoluzionario che si sta velocemente sviluppando attorno a noi." Quanti 13-17enni sapranno più di me sui droni? E vide passare un ragazzetto che si faceva un selfie volante.

martedì 17 febbraio 2015

"Piuttosto che": locuzione parlata al contrario

Venerdì è stata una di quelle volte (e sono sincera non sono rare) che lascio il telecomando su L'eredità. Guardavo la trasmissione e pensavo: "Certo Frizzi è proprio bravo. Poteva condurre lui Sanremo. Ma l'ha mai condotto Sanremo?". Ma anche: "Se fai la Professoressa sei meno famosa di una Velina. Chissà se la soffrono 'sta cosa...". Poi succede che in un Vero o Falso o forse in un Duello chiedano: "L'Accademia della Crusca ha promosso la diffusione di una canzone che spiega l'uso corretto di cosa?".

Locuzione "Piuttosto che": la risposta corretta. E Frizzi specifica e racconta cose sull'autore della canzone.

Ho quindi pensato: "L'Accademia della Crusca mi sta sul pezzo!" (come direbbero le mie colleghe del terzo piano che forse leggeranno il post). E ho quindi cercato (su internet): l'autore, il video nonché la locuzione in oggetto. Pensavo di poter contare subito subito il numero di pagine in cui la locuzione è utilizzata in modo sbagliato. Sempre a conta' io. E invece devo scorrere almeno fino alla terza pagina di ricerca di Google per trovare un link che non parli dell'uso scorretto diffusissimo di "piuttosto che". Ma diffuso quanto? E soprattutto dove?

Il primo link che rimanda alla frase esatta senza parlare del suo uso grammaticale è relativo ad una affermazione firmata Salvini: "Piuttosto che votare Amato divento interista o biondo". Poi ancora discussioni grammaticali, tra cui segnalo una pagina molto divertente di Nonciclopedia ma veramente divertente. Oddio ma sarà appropiato l'uso di "veramente" in questo caso? (non vedo l'ora di finire questo post perché me lo chiedo di ogni termine che utilizzo). Poi si continua (alla pagina 4 di 11.600.000 di risultati) con Belen Rodriguez: "Piuttosto che baciare lui mi limono con Carlino", Corbo: "Piuttosto che tacere, De Laurentiis dovrebbe spiegare le sviste di mercato del club: Jorginho e Britos costati in tutto 19mln", arriva un film "Roma piuttosto che voi", e si continua con affermazioni varie ma tutte con un utilizzo appropiato della locuzione.

E' chiaro che l'errore si realizza principalmente nella lingua parlata e non scritta. Oggi non conto niente online. Ora che ci penso potrei iniziare a contare i "piuttosto che" parlati da adesso in poi... via!

martedì 3 febbraio 2015

Anche io ho una nuvola sul blog. E Sergio che dice?

Arrivo in ufficio pensando al discorso di Mattarella, il nostro nuovo presidente della Repubblica (che suono pesante e impegnativo "il nostro nuovo" lo lascio appositamente nel testo). Mi è sempre piaciuto leggere post che analizzano i discorsi ufficiali dei Presidenti, con quelle belle tag cloud, ma non sono mai riuscita a farne uno. Una volta non avevo il programma. Una volta avevo delle urgenze al lavoro. Una volta mi passava la voglia. Stamattina ci riprovo. Oramai però fare tag (o word?) cloud sui discorsi dei Presidenti è un po' troppo scontato così decido di mettere sul blog un post di buon lavoro al Presidente mettendolo a confronto con il vecchio.

Come?

Entro nell'archivio storico de La Stampa che permette di fare ricerche testuali tra i suoi articoli dal 1867 al 2006. Cerco al volo "Mattarella" e "Napolitano" e affino la ricerca rendendoli più confrontabili, scegliendo quindi di tirare fuori la loro presenza su La Stampa, ma anche sulla stampa, nel periodo precedente alla loro elezione presidenziale (dal 1965 al 2006 per Mattarella e dal 1942 al 2005 per Napolitano). Quello che tiro fuori sono: 26 articoli aventi nel titolo "Mattarella" (Sergio) e 356 "Napolitano" (Giorgio). Estendendo la ricerca al testo dell'articolo trovo 686 articoli contenti "Mattarella" (sempre Sergio) e 1.855 "Napolitano" (sempre Giorgio). Gli articoli aumentano per entrambi ma la distanza tra i due, in termini numerici, si riduce di poco. Nella carriera politica pre-presidenziale il "nuovo" sta al "vecchio" con un rapporto di 37 articoli ogni 100.

Tag cloud dei titoli e dei sommari degli articoli che nell'Archivio storico de "La Stampa" hanno nel titolo la parola "Mattarella" o "Napolitano" - Tra quelli individuati sono stati selezionati solo quelli che si riferivano alla "persona" Sergio Mattarella o Giorgio Napolitano - Il periodo si riferisce a quello precedente all'elezione da Presidente della Repubblica

Passo ai contenuti riferiti esclusivamente al nuovo Presidente della Repubblica. Il primo articolo che presenta un "Mattarella:..." (da leggere "Mattarella due punti") è del 27 marzo 2001 quando l'oggi neo-presidente dichiarava ":...In caso di attacco i parà risponderanno al fuoco". Il testo dei titoli e dei sommari degli articoli, illustrato nella tag cloud poco sopra, rimanda ai vari incarichi da Ministro di Mattarella (Difesa, Istruzione, Relazioni con il Parlamento), alla guerra del Kosovo, al successivo dramma delle armi all'uranio impoverito, nonché ad un articolo che richiama la mia attenzione: "Quirinale, spunta il nome di Mattarella". "Oddio - penso - vuoi vedere che ho sbagliato la ricerca?" e invece no, è del 21 aprile 1999 si riferisce alla 10° elezione del Capo dello Stato che poi divenne Ciampi. Forse l'articolo potrebbe essere utile a capire la nomina e le modalità di sostegno politico odierno. Ma sottolineo forse.

Nella ricerca sono stati esclusi gli articoli collegati al padre e al fratello del Presidente (rispettivamente Bernardo e Piersanti Mattarella).

Grazie a Stefania Della Queva per la tag!