mercoledì 18 maggio 2016

Nuitdebo (così come si pronuncia)

Ridendo e scherzando ma soprattutto pensando e ripensando, ho saltato il post di aprile. Scusandomi con i miei numerosi lettori rimedio subito con quello di maggio. Un post che voglio fare in fretta e furia mentre aspetto il messaggio del parrucchiere Carlo. Così vi copio e incollo le mie ricerche estemporanee su internet.

Sto guardando il sito del movimento Nuit Debout, conosciuto grazie a Franca, approfondito grazie alle pagine di Internazionale ma soprattutto scoperto dal vivo grazie al coordinamento precari Istat. Prima qualche precisazione, il movimento Nuit Debout nasce da una protesta di cittadini, extra partiti ed extra sindacati, contro la riforma del lavoro, chiamata Jobs Act, come quella italiana, ma a detta del nostro ministro "è molto diversa dalla nostra... noi sui contratti non abbiamo toccato nulla e abbiamo rimesso tutto alle parti sociali". 

Il movimento si compone di gruppi di studenti, associazioni, centri sociali, e singoli cittadini che da ben 6 fine settimana si riuniscono nelle piazze di molte città francesci, tra cui Place de la Republique a Parigi. Particolarità: le assemblee avvengono dalle 20 in poi, per questo Nuit Debout, ossia notte in piedi, e sono dei momenti di confronto costruttivo sulla riforma, in cui vengono presi appunti per parola chiave ad ogni intervento/sollecitazione. La stessa modalità è stata presa da alcuni, spero sempre più numerosi, colleghi dell'Istat per contestare in modo propositivo la riforma degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR), con lo slogan Enti in Piedi per la Ricerca (EPR... vivi).

E quindi visto che da istattiana vorrei partecipare mi stavo spizzando il sito della Nuit Debout. Su cosa mi cade l'occhio? I social network utilizzati dal movimento. Utile no? 

Eccoli:

Dal blogroll del sito web del movimento https://nuitdebout.fr/








Quante ne conoscete? Io mi fermo al secondo, Bambuser non so cosa sia, Instagram ce l'ho, Tumblr l'ho sentito nominare, Periscope più o meno, Snapchat forse sì, gli ultimi tre mi fanno sentire veramente superatà, con l'accento finale sulla A. 

Resto in piedi anche per questo. Nel frattempo il parrucchiere Carlo non ha risposto e il post che voleva essere veloce mi ha portato via due orette. Questi i tempi sul web. Social o non social.

giovedì 24 marzo 2016

Googlando voucher

Dicesi anche: Cercando voucher su Google

Rischierò di sembrare ingenua ma voglio confessare, tra queste pagine, di aver scoperto solo qualche sera fa, l'utilizzo diffuso dei voucher nel mondo del lavoro. 

Parte così la ricerca su Google della parola voucher. Tra i primi risultati si trovano tante pagine del portale dell'INPS, che lo definisce come il pagamento del lavoro accessorio, poi tanti articoli di giornali online che ne parlano, è di 1 giorno fa ad esempio la notizia Voucher lavoro, governo annuncia stretta. Sindacati: “Non basta, resta area grigia di precariato senza diritti”, e quindi Wikipedia che parte dalla etimologia della parola: voucher (dall'inglese (to) vouch: attestare, garantire; pronuncia italianizzata: vàucer) sono documenti emessi da agenzie di viaggio ai propri clienti, come conferma del diritto a godere, nel loro viaggio, di specifici servizi, in essi indicati e già pagati in precedenza all'agenzia stessa. 

Ehm non ci siamo.

La cosa che mi lascia più perplessa però sono le immagini che Google associa a questa parola:

Risultato Google Immagini alla ricerca della parola voucher - 24 marzo 2016
Un ripetersi di fiocchi regalo. Certo, meglio un buono lavoro che niente. E a voucher donato non si guarda in bocca. Ma sicuramente è uno strumento che andrebbe usato con cautela.

Passo così a trovare i numeri, e la ricerca su Google si trasforma in "lavoro accessorio statistiche istat". La prima statistica però è ovviamente dell'INPS, ente gestore dei voucher lavoro. Su Il quotidiano della PA si legge: "sono 212,1 milioni i buoni lavoro per la retribuzione delle prestazioni di lavoro accessorio, o voucher, venduti da quando sono stati introdotti, nell'agosto del 2008, al 30 giugno 2015". Vado quindi sul sito dell'INPS, clicco in alto a destra su Dati e analisi e scopro che tra gli Osservatori statistici ce ne è uno anche sul lavoro accessorio. L'ultima statistica in breve diffusa è di ottobre 2015 e i dati sono quelli di cui parlava l'articolo di cui sopra di cui citato di cui googlato. Approfondendo la notizia mi colpisce che:
- quasi il 40% dei voucher lavoro sono venduti nel Nord-est
- il 9,4% dei voucher venduti non sono riscossi, quindi probabilmente non consegnati ai lavoratori?
Ecco parlando di lavoratori, l'INPS diffonde anche i dati sul "numero di lavoratori che hanno riscosso voucher", che nel 2014, ultimo anno disponibile online, superano la quota di 1 milione. Come fanno a tracciare questi numeri? Sempre sul web leggo che "Il lavoratore per riscuotere i buoni lavoro deve presentarsi alle Poste, dal tabaccaio o agli sportelli bancari munito di: Tessera Sanitaria o il tesserino del C.F.; documento di identità valido." Ed ecco che la statistica è prodotta.
Di questi numeri in particolare colpisce subito come:
- l'età media di questi lavoratori sia passata da 60 anni nel 2008 a 36 nel 2014
- mediamente si riscuotono 63 voucher a testa l'anno, ossia 472,50 euro netti per lavoratore*
- il 2014 è il primo anno, dall'attivazione dei voucher, in cui il numero delle lavoratrici che li hanno riscossi supera quello degli uomini.
Come collegare questo risultato con quello sul Nord-est? Mumble muble.

Ultimo dubbio, ultima ricerca su Google. Dove sono i voucher nelle statistiche dell'Istat? Google mi rimanda alla Rilevazione sulle forze di lavoro. Ma tra le parole mancanti c'è proprio accessorio. Passo allora, giuro è l'ultima ricerca, al motore interno al sito dell'Istat. E questo è il risultato. Avrei dovuto saperlo. Il lavoro accessorio rientra nell'aggregato dei lavoratori esterni del Registro Asia-Occupazione. Ma su queste ultime tre parole la ricerca la lascio a voi.

Post dedicato alla persona che era con me davanti alla tv. Zioennio.

*Definizione di Voucher secondo il bollettino statistico dell'INPS: buono lavoro dell’importo nominale di 10 euro, comprendente la contribuzione a favore della Gestione separata Inps (1,30 euro), quella in favore dell’Inail (0,70 euro) e una quota per la gestione del servizio (0,50 euro). Il compenso netto per il lavoratore è di 7,50 euro.

Nota dedicata alle note del questionario non profit che sarà.

mercoledì 2 marzo 2016

Pinterest: persone uguali a te?

Qualche settimana fa mi arriva un'email da Pinterest che mi invita a connettermi e a visitare il profilo di una utente perché uguale al mio.

Resto incuriosita quanto infastidita da questa affermazione che mi mette davanti agli occhi quanto la convinzione di essere unica e irripetibile, sul web, sia veramente vacillante. Ma saperlo così, via email, da Pinterest, mi ha veramente scosso.

Allora cerco, solo oggi, informazioni su 'sto Pinterest. Chi è? Chi l'ha creato? Da dove viene? E da una veloce ricerca sembra la storia di una start-up che solo dopo tanti tentativi è riuscita ad avere successo.

Questa l'infografica del percorso che ha portato Pinterest a diventare il 35° sito più visitato al mondo:
dal sito http://www.startupover.com/unaltra-storia-grandiosa-pinterest/
Tra le azioni decisive si inserisce, così dicono, la consultazione diretta, da parte degli sviluppatori, dei primi utenti. Aiutati che il web ti aiuta.

Proseguendo nella lettura della sua storia scopro che il boom per Pinterest è avvenuto tra novembre 2011 e gennaio 2012, quando in soli due-tre mesi i suoi utenti sono passati da 1,2 a 4 milioni. Chissà come ci si sente a svegliarsi e scoprire che gli utenti della tua creazione sono aumentati di 33 mila unità, e il giorno dopo ancora, e ancora e ancora. 

Mi colpisce poi come in America sia più popolare tra le donne mentre in Italia sia più utilizzato dai maschi. Anche se io lo trovo così femminile, così pieno di spunti per outfit, ricette, piante, immagini. Signora mia. Scopro quindi che Pinterest ti da la possibilità, come Twitter e forse un po' meno come Facebook, di seguire gli interessi di personaggi noti. Molto noti. Inizio infatti a seguire la Sig.ra Obama. Cerco quindi la attuale first lady italiana. Ma non è su Pinterest (Matte' nun c'hai pensato). Mentre del premier ci sono più tracce. La prima italiana, nota (secondo la classifica delle donne italiane più belle), che trovo e che sembra seguire direttamente le sue bacheche è la Monica Bellucci, anche se, anche se, anche se, la Monica mi è ormai più francese. Cerco allora una delle donne italiane più potenti del mondo: Marina Berlusconi. Non c'è. Non mi sembra di trovare nemmeno la Cri Parodi, o la sorella, che in quanto stile e attenzione per le tendenze ammericane mi sembrava potessero avere scelto di pinnare. Mi sembra non ci sia nemmeno Belen. Bah. Strano no? Cerco un po' di uomini, visto che in Italia lo usano di più gli uomini. Carlo Conti. Non c'è. Gabriel Garko. Nemmeno. Tiziano Ferro. Ci prova ma non direttamente lui. Ah c'è la Laura Pausini. Ma sempre come pagina ufficiale. Provo con un po' di calciatori. Niente. Forse avranno dei nick e non vogliono fare conoscere le loro bacheche, ma che noia che barba.

Mi accontento di Michelle va.

mercoledì 27 gennaio 2016

Adeguamento tecnologico.gif

Inizio questo nuovo anno con un bisogno estremo di crescita tecnologica. Soprattutto dal punto di vista hardware, degli strumenti insomma. E' da troppo tempo che sono ferma e mi sento veramente poco allineata con il resto del mondo. Senza un wi-fi a casa, con un portatile vecchio, con una stampante non collegata, con una radio che mangia ancora i nastri. L'ultimo acquisto tecnologico presente a casa è stato fatto da mio zio (radio USB). Non si può. Voglio vedere i film online, ascoltare musica con un click, e se proprio non posso crescere di pollici tv che avvenga almeno una scannerizzazione entro la fine di gennaio.
Allargo quindi la scrivania (con un piano lavoro a soli 9 euro e 90 da Santa IKEA - senza alcun bisogno di montaggio - zio non ti preoccupare è tutto a posto - grazie Arch. Sportello), collego la stampante, mi informo per il wi-fi, compro una radio bluetooth (denteblu?), mi scarico una applicazione web per radio, scopro il podcast, inizio ad ascoltare youtube in tutta casa, poi vabbè compro un dvd e il pc non me lo legge ma sono dettagli.
Inizio a chiedermi "costa più navigare su youtube o scaricare un podcast?" e ancora "perché non funziona l'app di radio deejay?". Sono domande che mi fanno pensare che forse ce l'ho fatta. Un adeguamento c'è stato.
E se mi comprassi anche un cronotermostato wi-fi? Per accendere i termosifoni di casa dall'ufficio? Vabbè mo' stiamo calmi... per la domotica c'è tempo.

Quindi, la prima scannerizzazione è stata fatta e trasformata addirittura in Gif animata. Beccatevi il risultato:

 PRIMA E DOPO LE NUOVE TECNOLOGIE
gif maker
gif maker

venerdì 18 dicembre 2015

Sogna... sui muri di Quarto Miglio

Dal numero di Vita - Settembre 2015
Per l'ultimo post dell'anno vi voglio raccontare la storia di un writer che incentiva i passanti a sognare. Questa non è una storia inventata ma ha tanti tanti interrogativi che mi piacerebbe sciogliere. Quindi scrivo con la speranza di riuscirci.

Indizi certi
Da qualche anno ho notato una scritta che si ripete, sempre con la stessa grafia, sui muri di Quarto Miglio e dintorni. La scritta è: SOGNA. La trovate più volte in Via Erode Attico e in Via Annia Regilla. Soltanto pochi giorni fa ne scopro un'altra in Via Venosa prima di immettermi su Via Appia Pignatelli. Questa volta però il writer, o il gruppo di writers sognatori, aggiunge a "SOGNA" delle parole che non si capiscono bene e sembrano volere precisare cosa e perché sognare.

Interrogativi
C'è stata una evoluzione negli ultimi anni? O non l'avevo mai notata e il progetto è fermo?
Quanto mi piacerebbe saperne di più. 
Perché io me lo vedo, la notte, mentre tutti gli altri dormono e magari lui non ci riesce, o mentre preferisce non dormire per dedicarsi al suo di sogno: ricordare alle persone di coltivare i propri progetti scrivendolo per le vie di Quarto Miglio. O magari lo fa mentre gli altri cenano, poco prima di sedersi anche lui a tavola, contento di avere fatto questa piccola azione rivoluzionaria che non ha raccontato a nessuno. 
Perché sì, mi piacerebbe anche sapere se è un segreto o se lo condivide/mette in atto con altre persone, stanche della vita frenetica, scontata, frustrante di tutti i giorni. Dei sistemi politici e di governo di questa città che non si riesce a cambiare.
E poi: sarà un uomo o una donna? Forse una donna, una di quelle laureate che non trovano lavoro, sottopagate, sotto-inquadrate, che scrive SOGNA sui muri per ricordare, soprattutto a se stessa, di coltivare le proprie passioni. 
E già, si dovrebbe anche capire chi è il destinatario diretto delle scritte. Forse un amante che non riesce a lasciare il marito o a vivere i suoi desideri.
E poi queste ultime parole aggiunte a SOGNA, scritte male, da uno abituato a scrivere sui muri solo cinque lettere che non ci sta con i tempi se vuole aggiungere altro.

Fatto sta che ci è riuscito. Mi ha fatto sognare. E se fino a ieri su Google non si trovava niente di attinente, da oggi le sue tracce sono anche qui.

E secondo voi... chi è? Sognate un po'...

giovedì 26 novembre 2015

I post che avrei voluto scrivere tra i lunedì e i venerdì di novembre

"Oaks and elm leaves on the bottom"
@knitalatte11 (Flickr)
Caro blog, 26 giorni dall'inizio del mese e ancora nessun post pubblicato. Eppure ne avevo salvato uno in bozza pronto per essere pubblicato il primo lunedì del mese. Ma non mi ha mai convinto del tutto, perché era sugli argomenti di conversazione delle donne 30-40enni e avevo paura di cadere nei soliti stereotipi. Ho trovato però, casualmente, un bellissimo articolo sul tema che non vi posso non segnalare: "La madre di tutte le domande" di Rebecca Solnit, non è online purtroppo ma su Internazionale cartaceo di qualche settimana fa. 

In parte saziata la mia curiosità sul tema, dico in parte perché non ho trovato statistiche utili, se non un'indagine dell'Osservatorio Birra Moretti (!) che analizza le conversazioni degli italiani a tavola, nel secondo lunedì del mese mi sono fatta prendere dalla nuova trasmissione di Beppe Servignini "L'erba dei vicini" su Rai Tre, esaltata dal sondaggio sui pregiudizi tra il pubblico in studio mi sono detta: sarà l'argomento del post di novembre! Arrivando a contare già il numero e le facce dei like su Facebook. Poi però il secondo, maledetto, venerdì del mese è successo quello che è successo, e forse anche per questo, l'erba dei vicini è diventata meno verde, tanto da dimenticarmi di guardare la terza puntata della trasmissione nel quarto lunedì del mese. 

"Guarda come buco il post di novembre eh". Mi dico. Nessuna idea, nessuna curiosità, solo zapping casuale e una sovraesposizione ai notiziari tv che mi porta a leggere "Isis" al posto di "Iris" sul menù del mio televisore, ma soprattutto a fermarmi sul canale in attesa di quello che secondo me doveva essere un valido documentario. 

Poi nell'ultimo mercoledì di novembre causo il quarto tamponamento del mese. Questa volta è una Smart la povera vittima del mio paraurti anteriore. Rassicuro i miei parenti: trattasi di tamponamenti di lievissima entità, nessun ferito, nemmeno un colpo di frusta, solo impercettibili bacetti ai paraurti posteriori che mi capitano davanti, 4 volte su 4 accaduti in fase di partenza, quindi praticamente da fermi e 3 volte su 4 senza alcun danno. Ovviamente mi chiedo come mai dopo quasi 20 anni di patente, trascorsi onestamente, senza procurare danni, abbia registrato 'sto picco infortunistico. No, non è come pensate. Non ero al cellulare. Non riesco a darmi una spiegazione, forse sono diventata troppo spedita e sicura di me, ho ridotto troppo la distanza di sicurezza, non so fare più una partenza. O avrò perso la capacità di saper attendere al volante di cui tanto mi vantavo? 

Ma no saranno solo coincidenze, fatto sta che nel post di novembre mi trovo a promettere una guida lenta, lentissima, che farebbe saltare i nervi a qualsiasi automobilista navigato. Non voglio più trascorrere l'ultimo giovedì del mese a cercare il nome dei "pezzi" delle macchine sul web.       

lunedì 12 ottobre 2015

Economia declinata al non profit

L'altra economia... che regge - Le giornate per
l'economia civile - Bertinoro 2015 - Foto by me
Per ottobre ho deciso di scrivere un post da inviata speciale. Inviata perché in trasferta per lavoro. Speciale perché durante queste trasferte ti senti fortunata. Per motivi che non sto a precisarvi ma abbastanza ovvi. Quindi passiamo ai fatti.
Luogo della trasferta: Bertinoro (Forlì-Cesena). Evento: Le Giornate per l'Economia civile. Periodo: dall'8 al 10 ottobre 2015. Organizzatore dell'evento: l'Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit (AICCON).
In modo meno didascalico, posso dirvi che l'AICCON, centro studi promosso dall'Università di Bologna, è da 15 anni che organizza questo evento come momento di incontro di studiosi ed esperti del Terzo settore, con l'obiettivo di far emergere ed analizzare le principali problematiche e tendenze. 

Quest'anno a #gdb2015 il tema centrale è stato l'economia della coesione, collegata alla vulnerabilità, con approfondimenti sulla produzione di valore sociale, la governance dei beni comuni e la valutazione dell'impatto sociale. 

Per me è iniziata con la scoperta di avere poco prima fatto un acquisto online proprio attraverso il sito web di un ente non profit americano (B Corporation), inserito da uno dei relatori (Micelli S., Università Ca’ Foscari, Venezia) tra le istituzioni innovative, da cui trarre esempio e spunto: Etsy, un marketplace, così li chiamano, che nasce come community globale, così si definiscono, con l'obiettivo di mettere in relazione artigiani creativi e acquirenti. Etsy ha anche obiettivi sociali, svolge la propria attività con attenzione alle potenzialità dei propri dipendenti, ha una missione che va al di là della propria attività economica, ossia "reinventare il commercio per costruire un mondo più appagante e duraturo" - si legge sul sito - e ancora un modello di business basato "sul successo condiviso: guadagniamo quando i venditori di Etsy guadagnano". Quanto mi piacciono 'ste storie!

Comunque e dico comunque, mi sono divertita a riassumere Bertinoro, così chiamiamo l'evento in ufficio, raccogliendo tutte le forme di economia citate. Parto con il titolo dell'evento: economia civile, si prosegue con economia della coesione, comunitaria, cooperativa e della condivisione, e ancora economia sociale, economia creativa, economia della collaborazione o sharing economy, economia dei beni comuni... rileggo perché mi sembra di essere stata ripetitiva... alcuni termini sono più sinonimi di altri ma tutti rappresentano una evoluzione precisa e alternativa di un processo che ha messo in discussione il modello capitalistico delle imprese orientate esclusivamente al profitto, perché una impresa responsabile, così viene detto nell'ultimo giorno del convegno, è semplicemente "un'impresa che risponde alle domande della propria comunità". Lo sviluppo di economie alternative può ridurre il rischio di una involuzione ancora più violenta del capitalismo globale. E anche questo è made in Bertinoro.